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"Perciò era necessario ricorrere alle fontanelle per fornirsi almeno dell’acqua potabile. . . . Ma, a poco a poco, questa avvilente necessità era diventata, per bizzarro che possa sembrare, una questione non priva di piacevolezza. La necessità era diventata usanza; si era data una certa impronta stilistica collocandosi tra i fatti di costume; infine aveva acquistato una certa qual solennità diventando cerimonia: Insomma, aveva una sua validità storica, era « Il Riempimiento. ». Lucio e l'acqua - Domenica del Corriere - 1969
I giganti sono buoni
Trapani Nuova, 19 Ottobre 1971

(Vito Vairaelli: «Sogni di primavera»)
Ti dicono che la gradazione è quella giusta, che il taglio é appropriato. che la percentuale del singoli componenti è equilibrata. e tu bevi. Succede però che ti ritrovi per caso a sorseggiare un bicchierotto di quello fatto in casa e allora ti viene spontaneo: «Perbacco, questo si; come lo fa?» Risposta: «Be', si pesta l'uva e si mette dentro la botte; tutto qui!»
Vito Vaiarelli, a occhio e croce un metro e novanta, è nato tra le dure «roccazze» di Custonaci. Ti attenderesti tuoni e fulmini. C'è dell'altro: giornalista (sono sempre arrabbiati), trapiantato a Palermo nei pressi di piazza Leoni (come sopra, con ruggito), precisamente in via G. 9.
Il che, diciamolo, é piuttosto ermetico, sibillino-numerico. Fa tanto IBM calcolatori elettronici, e tecnologico-algebrico, ci porta a Pignotti e Sanguineti.
E invece si scopre che i giganti della montagna sono buoni, che ilvino si può fare con l'uva e quando lo assaggi si capisce che è vino, e che si può fare poesia con i due semplici ingredienti di Vaiarelli: cuore e lingua italiana. Senza algebra. E senza necessariamen te, che ti debbo dire?, avvertire l'istanza di creare nuovi mezzi dl espressione obbedendo ad Interne pulsloni critiche di chiara derivazione esistenziale che invariabimente portano a lentissime crudeli macerazioni se non a sconvolgenti fulminee lacerazioni.
Due parole su questa poesia di Vaiarelli — oltre non mi sarebbe consentito andare: a lui mi legano amicizia e latitudine nativa — due sole parole, due sole doti: freschezza e semplicità. Il che ne comporta una terza, la leggibilità. E a me non sembra poco.
Perché in sostanza tu, lettore dagli occhi scavati per la sofferenza, tu che cosa cerchi n una poesia? lo personalmente — certo posso sbagliare, del resto non sono nessuno — personalmente quando ho voglia di scavarmi gli occhi non vado cercando poesie. faccio l'amore. Quando poi desidero anche «azzannarmi» ilcervello, non leggo poesie: vado a leggermi «La quadruplice radice del principlo dl ragion sufficiente». Di un certo, non so se ho scritto bene, Scopenhauer.
Franco Di Marco
Franco Di Marco
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