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I giganti sono buoni
Trapani Nuova, 19 Ottobre 1971

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(Vito Vairaelli: «Sogni di primavera»)

Ti dicono che la grada­zione è quella giusta, che il taglio é appropriato. che la percentuale del singoli componenti è equilibrata. e tu bevi. Succede però che ti ritrovi per caso a sorseg­giare un bicchierotto di quello fatto in casa e al­lora ti viene spontaneo: «Perbacco, questo si; come lo fa?» Risposta: «Be', si pesta l'uva e si mette den­tro la botte; tutto qui!»
Vito Vaiarelli, a occhio e croce un metro e novan­ta, è nato tra le dure «roccazze» di Custonaci. Ti at­tenderesti tuoni e fulmini. C'è dell'altro: giornalista (sono sempre arrabbiati), trapiantato a Palermo nei pressi di piazza Leoni (co­me sopra, con ruggito), precisamente in via G. 9.
Il che, diciamolo, é piut­tosto ermetico, sibillino-numerico. Fa tanto IBM calcolatori elettronici, e tecnologico-algebrico, ci porta a Pignotti e Sangui­neti.
E invece si scopre che i gi­ganti della montagna sono buoni, che ilvino si può fare con l'uva e quando lo assaggi si capisce che è vi­no, e che si può fare poesia con i due semplici ingre­dienti di Vaiarelli: cuore e lingua italiana. Senza alge­bra. E senza necessariamen te, che ti debbo dire?, av­vertire l'istanza di creare nuovi mezzi dl espressione obbedendo ad Interne pul­sloni critiche di chiara de­rivazione esistenziale che invariabimente portano a lentissime crudeli macera­zioni se non a sconvol­genti fulminee lacerazioni.
Due parole su questa poesia di Vaiarelli — oltre non mi sarebbe consentito andare: a lui mi legano a­micizia e latitudine nati­va — due sole parole, due sole doti: freschezza e semplicità. Il che ne comporta una terza, la leggibilità. E a me non sembra poco.
Perché in sostanza tu, lettore dagli occhi scavati per la sofferenza, tu che cosa cerchi n una poesia? lo personalmente — certo posso sbagliare, del resto non sono nessuno — per­sonalmente quando ho vo­glia di scavarmi gli occhi non vado cercando poesie. faccio l'amore. Quando poi desidero anche «azzannar­mi» ilcervello, non leggo poesie: vado a leggermi «La quadruplice radice del principlo dl ragion sufficiente». Di un certo, non so se ho scritto bene, Scopenhauer.

Franco Di Marco

Franco Di Marco

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