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Attività svolta per il LIONS CLUB di TRAPANI

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Franco Di Marco entra nel Lions Club di Trapani nell'anno sociale 1970-1971, durante la presidenza dell'avv. Gaetano Terranova, invitato dal "padrino" e fraterno amci dott. Vincenzo Sanci.

Nel Dicembre del 1971 tiene la conferenza: “La narrativa contemporanea siciliana: splendore e decadenza del Neorealismo”, pubblicata sulla rivista “Argomenti – Conferenze nei Lions Club d’Italia”.

Nell'anno sociale 1973-1974 ricopre per la prima volta l'incarico di Consigliere.

Nel 1974-1975 il LC di Trapani dona numerosi giochi ai bambini dell’ospedale dei bambini "Ospizio Marino - Sieri Pepoli", di cui Franco è direttore sanitario.

Nell'anno sociale 1979-1980 ricopre per la carica di Vice-Presidente.
 
Durante l'anno sociale 1984-1985, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario del CIRM - Centro Internazionale Radio Medico, il LC Trapani dona un busto di bronzo del Dott. Guido Guida fondatore del C.I.R.M. L'opera, realizzata dal maestro Domenico Li Muli, viene collocata nella scuola I.P.S.A.M. Per l'occasione Franco Di Marco effettua un collegamento radio con la vedova dell’insigne medico trapanese con l’ausilio dei Radioamatori.
 
Sempre nel 84-85 l'avv. Relatore Avv. Aldo Torre tiene una conferenza sul Tema di Studio Distrettuale: “La completezza e l’obiettività dell’ infomazione come garanzia di libertà”.  A Franco Di Marco è affidato un interevnto preordinato sul tema.
 
Nell'anno sociale 1985-1986 è eletto dall'assemlbea Presidente del LC Trapani.
 
Nell'anno sociale 1986-1987 ricopre per la carica di Vice-Cerimoniere Distrettuale.
 
Nell'anno sociale 1987-1988 ricopre per la carica di Vice-Governatore.

Nell'inverno del 1993, in occasione della consueta "conviviale rustica" tenutasi nei locali del Museo del sale, Franco tiene una conferenza al titolo: “Sale e dintorni”.
 
Anche per l'anno successivo, nel 1994, durante il pranzo rustico a “Baglio Marini” tiene una relazione dal titolo "Un signor dialetto", durante la quale recita anche i "racconti siciliani di Alberto Giambalvo".

Nel Giugno 2002, durante il Cambio della Campana tra il Past Presidente Vito Nicosia e il Presidente Francesco Bianco riceve il Franco Di Marco riceve il Melvin Jones Fellow

Nell'anno sociale 2004–2005, Presidente: dott. Giovanni Vinci, il Lions Club di Trapani pubblica una antologia di poesie presentate al concorso "Rime d’Argento - Premio Franco Di Marco", riservato esclusivamente agli ultracinquantenni e organizzato dalla Università della Terza Età di Trapani. 
Hanno partecipato al concorso circa 150 opere; la commissione esaminatrice composta del preside Salvatore Giurlanda, dal dott. Mario Inglese, dall’avv. Leonardo Poma, socio Lion, dalla prof. Vita Ponzo e dal preside Antonio Tobia, ha assegnato il I Premio nella sezione Lingua Italiana al socio Lion avv. Paolo Camassa con la poesia: “Eri lì, o Signore”.

Lions - signor dialetto

Franco Di Marco
UN SIGNOR DIALETTO
Impegno Lions, n.2, 1994

Il tradizionale pranzo rustico ci ha visti quest'anno ospiti del bellissimo baglio della famiglia marini, alle pendici di Erice con una magnifica vista sul mare, proprio là dove Virgilio ambienta i giuochi in memoria di Anchise nel V libro dell'Eneide. Siamo in contrada Sciare (attenzione alla pronunzia eventuali lettori nordici sono avvertiti che qui Alberto Tomba non c'entra; ià è un dittongo, come nel sì tedesco, come nella parola lasciare).
Giacché ci siamo forse è il caso di dire che, a rigor di termini, il nome del sito andrebbe scritto Xiari; come Xitta, conservando però la pronunzia siciliana (pronunciare "Ksitta" è sbagliato). La ics, la consonante che non c'è, la incognita sibilante prepalatale sorda debole (beh, l'ho detta!), che manca nell'alfabeto siciliano - anzi manca tutto l'alfabeto, quello che usiamo ce l'ha prestato la Toscana - a denominare il suono di ciuri, ciumi, ciaccula. Personalmente userei la cediglia: çiuri, çiumi, Çiar, come fa la prestigiosa scuola catanese nel monetale "Vocabolario Siciliano" (al momento ancora 3 volumi, lettere A-Q).
E qui il vostro cronista si rende conto di avere smoderatamente abusato della pazienza del lettore, ma è l'amore per la sua/nostra terra e il suo/nostro dialetto che glielo ha fatto fare.
E dire che gli era stato affidato l'incontro con Alberto Giambalvo, il narratore di Castelvetrano di cui lo scrivente ha curato il libro di racconti siciliani Lu codici di la santa nicissità. Con la sua consueta bravura l'Autore lesse alcuni racconti: situazioni ora comiche ora tristi ora struggenti, ma sempre tessute sul filo dell'ironia, vissute dall'antica saggezza del contadino, nobilitate da un'istintiva stupefacente arte del "taglio"; racconti tanto belli da leggere quanto affascinanti da ascoltare.
A far da degna cornice, l'arredamento del salone, un antico frantoio per le olive, il trappitu, ed è completo di manuedda, scutedda, brannuni ecc. in grado di essere messo in funzione perché la famiglia Marini, con il Lion Giuseppe in testa, vi dedica amorose attenzioni. E questa è cultura. Nell'adiacente grande salone-dispensa, mani amorose avevano ornato di motivi campestri la mensa.
Vi campeggiavano, delizia degli occhi e del palato, i più genuini piatti della cucina siciliana. Vi assicuro che vi facemmo tutti onore.

Lions - Sale e dintorni -Carlo Palzzolo

Carlo Palazzolo
SALE E DINTORNI
Impegno Lions, n.1, 1993

Conviviale "rustica" al Museo del sale, una ghiotta occasione per i Lions Trapanesi di ritrovare sapori antichi. Accoglienza di classe all'ombra di una vela a doppia sella (allestimento Caruso), poi alla pinnata dove - altro che roba con le bollicine e sapore che non ti sbagli - sfolgorava, vivaddio, vino. Vino di qua, color del miele. Immaneva, intanto, fresca e protettiva l'ombra maestosa del vecchio mulino a vento. Aprirono olive, salsiccia pasqualora, tuma; né c'era da aspettarsi seguito di Fieste, Danoni, Fruttoli e quant'altro rendesse soave l'alito (in quanto al fegato chissà). E infatti sulla soave tavola imbandita all'interno, incorniciati da spighe e fiori di campo dentro pale di ficodindia e ciaramiri, esplodevano invece busiate al pomodoro e melanzane, pasta alla marinara, pesce spada, tonno marinato, un subisso di capperi in insalata, fragole, gelato. L'utenza assaggiò, assaporò, arresa e soddisfatta tanto da disporsi benevolmente ad ascoltare la relazione "Sale e dintorni" di Franco Di Marco. Questi cercò di mantenersi sul soft, intercalando storia,economia e aneddotica su questo modesto eppure straordinario minerale che ha attraversato da protagonista la storia del mondo. Il solarium, la via Salaria.
La tassa sul sale ne la Espana antiqua si chiamò, indovina un po'?, la estancada, come quelle che ci deliziano oggi, e sempre. salatissime, tasse sul sale in ogni tempo e in ogni latitudine, e una la escogitò perfino Federico II di Svevia.
L'illuminato sponsor della Scuola Poetica Siciliana. Sale come potenza, perché strategica merce di scambio e occasione di penetrazione dei mercati; grandissima quantità ne trattò la Serenissima e quando le mancò l'essenziale apporto di Cipro, caduta in mano ai Turchi nel 1573, fu Trapani a rifornire massicciamente l'illustre cliente.
Guerre per il sale ne combatterono finanche papi come Giulio II contro Ferrara e Paolo II contro una sommossa di Perugini; vere e proprie monete di sale a Kaindù, ne parla Marco Polo e il cambio era di 80 di queste monete per un "saggio" d'oro; statue e bassorilievi di sale scolpiti dai cavatori nella miniera di salgemma a Wieliczka in Polonia. Sale come pena e fatica: un salinaio percorreva trenta chilometri al giorno, di cui sei in salita, con un cesto di quaranta chili sulle spalle: oggi ci sono carriola e nastro trasportatore.
Sale, rimedio apotropaico principe. A Modica: "Acqua e Sali, o gran Signora, pi livari sta fattura"; il sale è importante: "to sit above the salt", in inglese, letteralmente sedere al di sopra del sale, significa sedere nei posti di riguardo. E come stiamo a riserve di sale? Ce n'è, ce n'è. Se di colpo si prosciugassero gli oceani, rimarrebbe al fondo diciotto milioni e mezzo di chilometri cubi di sale, quanto una coltre stesa sugli Stati Uniti, spessa due chilometri e mezzo.
Un po' se ne estrae a Trapani: 80 mila tonnellate annue, che presto diventeranno 100 mila, un quarto del fabbisogno alimentare nazionale, non è poco. Anzi non si estrae, non si produce: si coltiva e si raccoglie. Come per prodotti della terra, il raccolto dipende infatti da fattori che vanno al di là dalla volontà dell'uomo: il mare da cui proviene, il sole che produce l'evaporazione, il vento che la agevola e che un tempo anche moveva, a raffinarlo, le pale del mulino.

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