

"Perciò era necessario ricorrere alle fontanelle per fornirsi almeno dell’acqua potabile. . . . Ma, a poco a poco, questa avvilente necessità era diventata, per bizzarro che possa sembrare, una questione non priva di piacevolezza. La necessità era diventata usanza; si era data una certa impronta stilistica collocandosi tra i fatti di costume; infine aveva acquistato una certa qual solennità diventando cerimonia: Insomma, aveva una sua validità storica, era « Il Riempimiento. ». Lucio e l'acqua - Domenica del Corriere - 1969




















Carmelo Pirrera- Le sere del vino - Issimo, Palermo, Maggio 2008
Il piacere discreto per la sperimentazione, l'invenzione ludica e linguistica, l'ironia dei nostri discorsi erano il lievito e il sale di un fare talvolta impertinente, per non dire di certe fescennine licenze presenti soprattutto nelle pagine dialettali di Santo Calì, alle quali Franco Di Marco e io dedicammo maliziosa attenzione: c'un corpu di trincettu ziu Giuvanni…
. . . . . . . . . . . .
Non vorrei dare l'impressione di sottovalutare l'apporto, in termini di contributi vivaci e vitali, dato al movimento da altri sodali e compagni. E qui mi sovvengono nomi ai quali va il mio affettuoso ricordo, quali Antonino Contiliano, che con maggiore giudizio ha trattato dell'Antigruppo, Giovanni Lombardo, Federico Hoefer, Ignazio Butera, e ancora Franco Di Marco e Nicola Di Maio, protagonisti di una non insolita polemica intestina, culta, garbata e feroce, di quelle frequenti in un gruppo alla rovescia (così lo definì Cesare Sermenghi) che era, per l'appunto, un “antigruppo”.
Franco Frazzitta - Cultura senza frontiere - Festival Antigruppo Marausa - Trapani Nuova, 28 Luglio 1989
DI MARCO Franco da Trapani
Prima di leggere alcune liriche di Santo Calì, ha proposto un testo di uno . . . scrittore . . . non . . . scrittore a noi sconosciuto. Molto efficace la composizione, soprattutto per le sumature che nel dialetto siciliano lo stesso Di Marco seppe articolare.
Di Marco fu uno dei primi ad unirsi all'Antigruppo per la città di Trapani, dichiarandosi libertario, e in seguito diventato liberale.
Medico quotatissimo, ha scritto un valido romanzo in vena ironica sui fatti del terremoto a Trapani; testo non ancora pubblicato interamente anche se molti capitoli sono apparsi sulla terza pagina di Trapani Nuova ed in Antigruppo '73 curato da Santo Calì ed in Antigruppo '75 curato da Nat Scammacca.
E' un critico devastante specialmente per coloro che trascurano la struttura grammaticale della lingua italiana e dimenticano una questione essenziale di qualsiasi scritto. la verità.
E' uno dei redattori della terza pagina di Trapani Nuova e collabora con TeleSud.
Con un racconto ha vinto il premio "Medico-Scrittore" di Abano.
Vive a Trapani dove esercita la professione di Pediatra.cia (così lo definì Cesare Sermenghi) che era, per l'appunto, un “antigruppo”.
Franco Di Marco, Lucio e l’acqua - Giovanni Palmeri - Associazione per la Tutela delle Tradizioni Popolari del Trapanese - Gennaio 2014
Trapani città d’acqua nella sua identità geografica, Trapani città d’acqua come sorgente di vita, nel volto della sua gente. Pescatori, marinai, artisti, commercianti, borghesi, nobili, e religiosi e chissà quanti altri ancora hanno dovuto affrontare i problemi ad essa legati. Nella città murata gli arabi avevano costruito le cisterne dentro i cortili, quasi sempre contigui alle acque di fogna raccolte nella vicina “Biddraca“ attraverso i catusi. Poi i Chiaramonte, il primo acquedotto,Nunzio Nasi, e persino Mussolini, nella sua venuta ha affrontato questo problema. Più in là, verso i nostri giorni, Moteoscuro, Bresciana, fintantoché i catusi arabi diventano le condutture dei nostri giorni. Ma ancora non diversamente dalla vita di cortile di allora le frammistioni delle acque con quelle reflue di fogna sono sempre presenti.
Al nostro Franco con la sua sensibilità di esploratore di costumi, di usanze, osservatore di volti, di persone, di consuetudini,di microstorie locali tutte queste vicende non potevano scorrergli addosso senza lasciargli una traccia. Quando tra le pagine di questo libro, mi sono incontrato con i recipienti messi in fila, il rispetto dei turni, gli orari, i discorsi di rito,d’un tratto mi sono trovato dentro il mio di tempo, quello dei primi anni 60, a San Giuliano. Allora ricordo che dal Grattacielo vicino alla palazzina del lotto 55, dove vivevamo, facevamo anche noi turni. Solo che cominciavano di sera, per proseguire poi tutta la notte fino alle prime luci del giorno dopo.
Incroci di vita che mi sembra rivivere come per incanto, grazie al piacere di chi come Franco di Marco, vuole raccontare, per lasciare sensazioni e memoria di piccole storie della nostra città.
E per me poi, Lui collega, questi incroci non sono finiti là!
Nella "Trapani Trappola “ mi ci sono ritrovato ancora per intero. Le circostanze, gli ambienti, la nostra gente, le gioie, la rabbia, le delusioni, gli avvilimenti, la fatica, la sofferenza, quanto può starci dentro in un percorso di assistenza mutualistica di due decenni. Non posso qui nascondere, che dietro il ritmo incalzante della sua narrazione, flusso di coscienza, più che monologo interiore, mi sono dovuto arrestare più volte, come schiacciato dal peso opprimente di esperienze estremamente condivise.
Ho conosciuto tardi Franco di Marco, così mi è toccato scoprire un pezzo per volta dei sui molteplici interessi. Parlare di lui mi è oltremodo piacevole per il tuffo nella memoria di un passato non molto lontano a casa di Totò Buscaino. Mi riferisco agli incontri che mio zio ogni anno, per almeno una quindicina di filato ,aveva il piacere di tenere a casa sua.Chissà perché poi avesse scelto proprio quel giorno, la festa della liberazione, per aggregare un gruppo di amici, Totò Valenti, Rocco Fodale, Nino Basiricò, Alberto Barbata, Salvatore Ingrassia, Salvatore Costanza, e tanti altri ancora e poi naturalmente Lui. Animatore e trascinatore indiscusso. Ed è stato in quegl’incontri che ho scoperto la sua vocazione letteraria, nella lettura di Musulino in Sicilia, del suo caro amico Berto Giambalvo.
L’amore per i prodotti narrativi della sua terra, veniva fuori d’impeto!
Mi colpì subito il desiderio di trasmettere l’emozione, quella primitiva, genuina,della sua gente, fatta di un linguaggio dialettale, ricco d’anima, di valori, d’impasti territoriali, non confinati ad autori solo noti come Martoglio, Di Giovanni, Calì ma anche sconosciuti o quasi come Berto Giambalvo. Questo perché Franco è sedotto dal fascino della parola, nei suoi molteplici attributi.
Si finisce così per far fatica a separare l’intento conoscitivo, da quello sentimentale, divulgativo, espressivo, conservativo, e storico.
E’ per questo che lo vediamo interprete, ricercatore, attento ed appassionato studioso delle parole perdute, sepolte in scrigni locali come Giambalvo o Porcelli, o più ampi nella regione.
E se questa è la sua anima, il grido lacerante di protesta del: ”e Nossignore fu” esce dalla parte più profonda e nascosta dell’uomo. Diventa denuncia. Denuncia del furto ai beni della sua città.
La funivia, i collegamenti marittimi, ed autostradale, il Tribunale e Luglio musicale. E’ la voce di uno sfogo che non riesce più a reprimere.
Perché Franco ama la sua Trapani!. Eccome se l’ama. La lettura di un ripetuto desiderio di fuga romana, è solo fuorviante!
Il desiderio di far propria una dimensione surreale del suo vivere. C’è semmai da scoprire la non condivisione, il fastidio l’intolleranza, lo sconcerto, e la sofferenza di una gestione latitante, quando non del tutto assente della sua città. Come ama il suo lavoro, nonostante l’asprezza del quotidiano, nel suo ambulatorio e nelle case dei malati. E’ quella stessa asprezza di un’esperienza professionale mortificata quotidianamente fino alla perversione. E ciò succede tutte le volte che l’utenza non cerca il medico, ma solo l’amanuense di turno. Lo scrivano che lo soddisfi per un rapporto richiesto da qualcuno che vuole l’effimero, il superfluo.
Quando questo diritto al servizio sanitario, ha perso di vista il rapporto uomo medico, diventa cieca pretesa, ostinazione ottusa .
Alla fine è solo, protervia ad un assistenza che valica abbondantemente il senso comune per calpestarlo ed immiserirlo come descritto nel libro, a proposito della verruca da vedere subito e non domani, anche se è da 15 anni che la porti.
L’episodio della roulette è dunque anch’esso desiderio represso d’evasione. Anche questa come l’altra una fuga. I soldi come sogno per evadere solo ed unicamente da quest’ultima realtà. Non certo l’altra, quella per la quale ha sognato una figura nobile di medico, degna di essere vissuta. Una figura che gli aveva già dato soddisfazioni.
E qui il nostro Nat gli è venuto incontro, riportandolo in quella dimensione reale dalla quale si era staccato. L’antigruppo fedele interprete nei contenuti e nella forma di quell’inquietudine che Franco porta dentro da sempre, è lo sbocco naturale delle sue insoddisfazioni. Le occasioni d’incontro e la convergenza d’idee e soprattutto del sentire comune con gli uomini del movimento, diventano momenti di catarsi, di rinnovamento che aiutano ad affrontare il presente.
Nat poi, gli offre qualcosa in più: il piacere della sua lingua inglese. Ancora una volta un’occasione per rinsaldare un sodalizio culturale tra due promotori dell’Antigruppo. Ancora una volta il linguaggio nel mezzo. Il letterato poeta siculo americano diventa coscienza, facendosi “Sermone “proprio quando Franco si sente smarrito e cerca vie di fuga per lasciare la sua terra.
Forse il senso sotteso di quella scelta 25 aprile di cui sopra, sta nell’incontro di uomini liberi, che sentono di soggiacere solo alla conquista della libertà! Libertà di pensiero, libertà di azione e soprattutto libertà di coscienza e non altro. Così se a qualcuno si offusca per qualche motivo,un suo amico è là subito pronto a scuoterlo e dargli fiducia. La letteratura, la poesia, il teatro, la musica, e soprattutto la magia della parola, hanno catturato l’anima di Franco. Tra le rughe appena abbozzate della sua ampia fronte appena imbrunita, dietro i vetri leggermente fumè dei suoi occhiali, sono ancora nella nostra memoria i suoi splendidi occhi cerulei che ci offrono ancora forte il suo indimenticabile messaggio di gioia..
Chiara Mazzucchelli - Going Back to Go Forward: Nat Scammacca and the Antigruppo siciliano - Italian Americana - vol. 33, n. 2, pp. 186-199
On behalf of the movement, Franco di Marco advocated "freedom of expression even for the 'least' skilled, and thus a struggle against the big publishing houses who give their facilities only to those who allow themselves to be conditioned by them. Thus the use of cyclo-stiles, of open-air recitals, and underground publishing and co-operative publishing initiatives" ( Sicilian Antigruppo).
TRADUZIONE
A nome del movimento, Franco di Marco ha sostenuto"libertà di espressione anche ai meno «bravi», e perciò lotta alla grande industria editoriale che dà spazio solo a chi si lascia da essa condizionare. Da qui l'uso dei ciclostilati, dei recitals di piazza, di editoria underground, di iniziative editoriali cooperative" (Siclian Antigruppo).
Gaetano Cipolla - In Memoriam - Arba Sicula - vol. 24, n. 1 & 2, primavera & autunno 2003
L'amicu Francu Di Marcu murìu u 23 d'austu, 2003 dopu na longa malatia. Francu era medicu pidiatricu, ma avìa granni amuri pa lingua e littiratura siciliani. Animaturi dâ vita culturali di Trapani Francu ricinsìu a me traduzioni dû Don Chisciotti e Sanciu Panza di G. Meli. Scrissi dda recensioni cu granni profissiunalismu. Avìa liggiutu tuttu u libru (cosa rara oggi pȋ recensituri) e l'avìa giudicatu cu intelliggenza, erudizioni e apprezzamentu. Ogni scritturi ntȏ so cori spera di truvari un litturi comu a iddu.
Ddi pochi voti ca nni vìstimu pâ riunioni annuali di Arba Sicula a Palermu o Trapani foru occasion pi rinnuvari l'amicizia ca crisci tra omini c'hannu i stissi ideali. Non potti veniri pi l'urtimi riunioni a causa dâ malatia ma era cu niautri in spiritu. Francu amava assai a puisia di Santu Calì. Infatti novi anni fa iddu e Nat Scammacca ricitarunu puisii di Calì insemi. Mi ricordu puru ca dda sira Francu e Nat eppiru n'animata ma amichevuli discussioni supra a traduzioni di nu versu. Ma a puisia di Calì ca Francu amava di chiù era una unni u pueta dumannava di essiri ricurdatu dȋ vivi ca cuminciava accussi: "quannu iù muoru venicci a Schiso/ nta na notti d'austu comu a chista..." Caru Francu, quantu prima visitamu a spiaggia di Schisò in mimoria di tia.
Our friend Franco Di Marco passed away on August 23, 2003, after a long illness. Franco was a pediatrician, but had an abiding love for Sicilian language and literature. One of the animators of the cultural life of Trapani, Franco reviewed my translation of Meli's Don Chisciotti and Sanciu Panza. His review was written with unusual depth. He had actually read every word of the book (almost unheard of these days) and judged it with intelligence, erudition, and appreciation. Every writer dreams of having a reader like him. The few times we saw each other at the annual reunion during the Arba Sicula tour in Palermo and Trapani were occasions for renewing the bond of friendship that grows between people who share the same ideals. He could not make the last few reunions because of his illness, but he was there in spirit. Franco loved the poetry of Santo Cali above all. In fact, he and Nat Scammacca read some of them at the first reunion nine years ago. I even recall that at the time Franco and Nat engaged in a lively and friendly "discussion" on the translation of a line. But the poem he loved best was a plea by Cali to be remembered by the living. It begins with "When I am dead, come see in Schisò/ and on a night like this, in August..." Dear Franco, we will visit the beach of Schisò in your memory.
Franco Frazzitta - Cultura senza frontiere - Festival Antigruppo Marausa - Trapani Nuova, 28 Luglio 1989
DI MARCO Franco da Trapani
Prima di leggere alcune liriche di Santo Calì, ha proposto un testo di uno . . . scrittore . . . non . . . scrittore a noi sconosciuto. Molto efficace la composizione, soprattutto per le sumature che nel dialetto siciliano lo stesso Di Marco seppe articolare.
Di Marco fu uno dei primi ad unirsi all'Antigruppo per la città di Trapani, dichiarandosi libertario, e in seguito diventato liberale.
Medico quotatissimo, ha scritto un valido romanzo in vena ironica sui fatti del terremoto a Trapani; testo non ancora pubblicato interamente anche se molti capitoli sono apparsi sulla terza pagina di Trapani Nuova ed in Antigruppo '73 curato da Santo Calì ed in Antigruppo '75 curato da Nat Scammacca.
E' un critico devastante specialmente per coloro che trascurano la struttura grammaticale della lingua italiana e dimenticano una questione essenziale di qualsiasi scritto. la verità.
E' uno dei redattori della terza pagina di Trapani Nuova e collabora con TeleSud.
Con un racconto ha vinto il premio "Medico-Scrittore" di Abano.
Vive a Trapani dove esercita la professione di Pediatra.cia (così lo definì Cesare Sermenghi) che era, per l'appunto, un “antigruppo”.
Renzo Porcelli - Promenade nel capoluogo e nell’ericino - Poesia, narrativa, saggistica in provincia di Trapani, a cura di Salvatore Mugno, I.S.S.P.E, Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici, Dicembre 2001
(Relazione di Renzo Porcelli al convegno: Poesia, narrativa, saggistica in provincia di Trapani - Erice, 10 Giugno 2001)
…Inoltre, il suo (di Nat Scammacca n.d.r.) lavoro culturale nelle pagine della stampa locale, in compagnia dell’amico Franco Di Marco, ha lasciato vasta opera documentale dell’impegno, dell’importanza della sua figura e della complessità dell’esperienza.
Di Franco Di Marco diremo che, oltre a lavorare sull’opera Lu codici di la santa nicissità, studio di trascrizione dal dialetto orale e di ricerca filologica sulla narrativa di estrazione popolare di Berto Giambalvo, ha tradotto in modo sublime alcune poesie di Santo Calì, dove la fluidità degli endecasillabi rende giustizia ad un autore spesso accusato di avere usato un linguaggio, il dialetto di Linguaglossa, come paravento e come protezione, sfuggendo al confronto con la poesia in lingua a lui contemporanea:
(…) Che giorni quelli, Agata, e che notti!
E tu fantasma rimboccato d’ombra,
ti dispieghi fremendo allo scirocco
infarcito di nebbia aspro di sorba
gialla, che di novembre non rivive
la linfa nel midollo della quercia
nuda di foglie e di ghiandaie. E il sole
– globo rappreso di languore – fonde
sullo specchio di piombo (…).
George Wallace - Letters From Sicly: An Expatriate Tours L.I. - The Long Islander - year 150, n. 36, 23 February 1989
Nat and Dick Scammaca flew the India-Burma-China Hump during World War II for the American Air Corps, according to Barkan. "But while Dick returned to become a lawyer in New York, Nat settled in Italy" he said. Hav-ing returned to the Sicily of his fathers, Scammaca met and married a distant cousin, and became associated with a collection of artists and writers on the Island. "When Santo Calì, leader of the Anngruppo, died, Nat became the spokesman" said Barkan. "He was filled with imagination, he was a writer, and in fact he had become the right-hand man to Cali. For thirty years now, he has put out the third page in Trapani Nuova, the major weekly newspaper of western Sicily:' "That's a very powerful position to be in:' Also a professor of English at the British College in Palermo, Scammaca is credited with having helped to generate a resurgence of populist poetry events and publishing milestones in Sicily. Franco Di Marco, a member of the AntIgruppo, is quoted as hav-ing said "To Nat is owing whatever impor-tance and prestigious international support the Antigruppo has received".
"We go into the market place, the factories. the fishing boats - thousandslisten and cheer" Nat Scammaca hassaid. "He's a man of two worlds" added Stanley Barkan. "People interested in poetry, and people interested in Sicilian Culture, will be turning out for his visit".
"It's all about Sicily" concluded Barton. "It's the essence of Sicily he writes about. But it's not just that - he's a Sicilian•American. So in a way he's the perfect bridge between two worlds?"
TRADUZIONE
Secondo Barkan, Nat e Dick Scammaca (suo fratello n.d.t.) durante la seconda guerra mondiale volarono sulla rotta India-Birmania-Cina per l'American Air Corps. E racconta che "mentre Dick tornò a fare l'avvocato a New York, Nat si stabilì in Italia" . Ritornato nella Sicilia dei suoi avi, Scammaca incontrò e sposò una lontana cugina, e si legò ad un gruppo di artisti e scrittori dell'Isola. "Quando morì Santo Calì, leader dell'Angruppo, Nat ne divenne il portavoce" ha detto inoltre Barkan. "Era pieno di fantasia, era uno scrittore, e infatti era diventato il braccio destro di Cali. Da trent'anni pubblica la terza pagina di Trapani Nuova, il principale settimanale della Sicilia occidentale. E questa è una ottima posizione in cui trovarsi." Anche professore di inglese al British College di Palermo, Scammaca ha il merito di aver contribuito a generare una rinascita di eventi di poesia populista e pietre miliari dell'editoria in Sicilia.
Franco Di Marco, membro dell'AntIgruppo, avrebbe affermato: "A Nat si deve tutta l'importanza e il prestigioso sostegno internazionale che l'Antigruppo ha ricevuto"
"Andiamo al mercato, nelle fabbriche, sui pescherecci: migliaia di persone ci ascoltano e ci applaudono" ha detto Nat Scammaca. "È un uomo di due mondi", ha aggiunto Stanley Barkan. "Persone interessate alla poesia e persone interessate alla cultura siciliana verranno ai sui recitals".
"È tutta una questione di Sicilia" ha concluso Barton. "Quello di cui scrive è l'essenza della Sicilia. Ma non è solo questo: è un siculo-americano. Quindi in un certo senso è il ponte perfetto tra due mondi?"
Ferruccio Vignola - A Trapani la XII edizione della Cena Sociale - Gazzettino Medico, anno 14, n. 1, Catania, 31 Gennaio 1970
Premiati con il distintivo d'onore il dott. Mario Giurlanda e il dott. Ignazio Rocca per i 50 anni di attività professionale - Una penna d'oro al collega Di Marco vincitore del Premio Abano per il Medico Scrittore . . . . .
. . . . . . . . . . . .
(dal discorso del dott. Giuseppe Garraffa, Presidente dell'Ordine dei Medici di Trapani, n.d.r.)
. . . . . Il consigliere dell'Ordine, l'amico Franco Di Marco quasi con sua sorpresa si è visto assurgere agli altari della notorietà letteraria vedendosi proclamato vincitore del concorso della Domenica del Corriere per una novella scritta da un medico.
E così lo abbiamo visto proclamare vincitore del premio ABANO per il MEDICO SCRITTORE, e nel discorso di proclamazione da parte del dr Zucconi Direttore Responsabile del Corriere della Sera sentirgli dire: «Lei dr Di Marco è veramente uno scrittore». E se lo dice un uomo come Zucconi tale veramente è.
Io come Presidente non posso che esserne orgoglioso e mi duole solo che la Sua carica di Consigliere mi abbia dovuto far limitare l'entità del dono e pertanto gli offriamo una nuova penna per fargli completare un romanzo già iniziato e che l'altra sera gli veniva sollecitato perchè di interesse editoriale.
Al giovane consigliere e principalmente all'amico Franco le più affettuose felicitazioni . . . . .

Natale 1969 - Cena dell'Ordine dei Medici di Trapani
Franco Di Marco riceve dal Presidente Giuseppe Garraffa la penna d'oro quale premio per aver vinto il concorso letterario "Il Medico Scrittore"
Ferruccio Vignola - Ad Alcamo la cena sociale dei Medici della Provincia di Trapani - Gazzettino Medico, anno 15, n. 1, Catania, 31 Gennaio 1971
. . . . . Un ricordino per il tavolo anche di Franco Di Marco che, vincitore l'anno scorso del premio «Abano medico scrittore», è stato quest'anno, anche per un criterio di giusta rotazione, annoverato nella rosa dei «segnalati». . . . .

Natale 1970 - Cena dell'Ordine dei Medici di Trapani
La sig.ra Migliore consegna il premio al dr Franco Di Marco vincitore l'anno scorso dl premio Abano e quest'anno segnalato dalla commissione
Salvatore Mugno - Novecento letterario trapanese: integrazioni e approfondimenti - ISSPE - 2006
. . . Ma il "debutto" sperimentalistico di Zinna incontrò anche ferme avversioni.
Emblematico, a questo proposito, potrebbe essere un breve saggio di Franco Di Marco - incluso nel volume Una possibile poetica per un Antigruppo - in cui, con la tipica verve mordace dell'autore, si sottopone alla sferza, a un tempo, il gattopardismo e l'avanguardia palermitana (Gaetano Testa, Michele Perriera, Roberto Di Marco e Lucio Zinna appunto). Del nostro poeta, egli prende in esame un brano di Antimonium 14 (precisamente, quello che nella plaquette é contraddistinto dal n. 6), dileggiandone l’ «encidopedica, ciclopica onniscienza vuoi glottologica vuoi matematica (...)», mettendone alla berlina la: «(...) dissacrazione. Ma a furia di dissacrare sorge spontanea la domanda che potrebbe diventare angosciosa. Perché oggi questi dissacratori sono uomini d'onore e siamo a posto. Ma se domani ci trovassimo di fronte alla necessità... se la situazione precipitasse e i figli di codesti uomini d'onore risultassero dei debosciati e insomma ci trovassimo costretti... nella sconsiderata ipotesi del bisogno impellente, chi dissacrerebbe i dissacratori?».*
Rincarando il sarcasmo, il medico-scrittore trapanese poi aggiunge: «Ahimè (...) la Critica, quella obiettiva, fuori dalla mischia, rinunzia al lavoro di delucidazione e di chiarimento (...) attribuendo al gruppo dei nostri una da loro stessi dichiarata illeggibilità e "infruibilità". Per cui bisogna rivolgersi ai saggi critici elaborati dagli stessi "scriventi" (...). Ecco la grande tentazione... se per caso non fosse soltanto per ignoranza personale che uno di queste sublimità... non vede... non capisce... non ne capisce il resto di niente».
Ma il "debutto" sperimentalistico di Zinna incontrò anche ferme avversioni.
* Da Lampedusa a Palermo...'63 (Noterelle di "uno" dell'Antigruppo), in: Una possibile poetica per un Antigruppo, Trapani, Celebes, 1970, pp. 95-102.
Giusy Lombardo - Memorial Nat Scammacca, incontro al Centro Studi - Il Locale News - anno IV, n. 185, Venerdì 9 Novembre 2018
Stasera, con intzio alle ore 18, presso il Centro Studi Nat Stommacca, con sede presso Via Argenteria, 120, a Casa Santa Erice avrà luogo il primo recital di poesie Memorial Nat Scam-macca. Per l'occasione, saranno Ietti testi e poesie dello scrittore siculo-americano. Ospiti all'evento il dott. Franco Di Marco e Crescenzio Cane, già editi sullo storico settimanale trapanese fondato e diretto dall'onorevole Nino Montanti, Trapani Nuova. La collaborazione di Franco Di Marco con il settimanale inizia nel 1967 con alcuni articoli di argomento medico o scientifico. La produzione letteraria inizia nel 1968: pubblica non solo parti dei suoi racconti ma partecipa anche alle vivaci polemiche linguistiche che in quegli anni infiammavano il movimento letterario e soprattutto l'Antigruppo. Negli ultimi ami, quando Scammacca era in giro per il mondo a proporre il suo pensiero letterario, gli venne affidata la redazione della terza pagina. Di Marco ne approfittò per promuovere artisti contemporanei, poeti e scrittori, diffondendo sul territoilo la voce dello cultura locale. (G.L)
Giuseppe Di Marzo - Echi dialettali della vecchia Trapani - 3^ edizione - 2003
INTRODUZIONE DELL'ODIERNA CONCLUSIVA EDIZIONE
. . . . . E voglio rinnovare il mio grazie agli altri sostenitori della prima ora, fra essi citando, uno per tutti Franco Di Marco; . . . . .
Marco Scalabrino - Nat Scammacca e Antigruppo 73 - Lumie di Sicilia - n.111 - Febbraio 2018
Marco Scalabrino - Nat Scammacca e Antigruppo 73 - Paceco 25 - Gennaio 2023
Negli anni ’90 del Novecento, la vicenda dell’Antigruppo – quella formidabile esperienza targata Antigruppo – era già da tempo cristallizzata. E nondimeno, dalla voce di Nat, dai testi che egli mi ha donato e dalle mie letture, ho appreso un po’ di quel movimento, ho familiarizzato un po’ con taluni dei protagonisti di quella irripetibile epopea: fra loro, Santo Calì, da molti considerato fra i poeti dialettali siciliani più validi del ’900, e assieme con lui Franco Di Marco, di suo felice narratore e quindi eccellente traduttore in italiano dei testi degli stessi Calì, Scammacca e altri poeti statunitensi, con i quali Scammacca intratteneva fervide relazioni personali e culturali.
* * * * *
Antigruppo 73 . . . . . Nel primo volume . . . . . figurano i seguenti autori: Ignazio Apolloni, Vincenzo Di Maria e Danilo Dolci, i cui testi sono impreziositi dalle immagini di Renato Guttuso; Santo Calì, con una serie di testi dal titolo riassuntivo e significativo La parola è santa, in dialetto siciliano con traduzione in italiano a cura di Giuseppe Zagarrio; Fiore Torrisi,che si avvale dei disegni di Santo Marino; Franco Di Marco, che offre un resoconto del terremoto del Belice del 1968 e un paio dei suoi più noti racconti Un mare d’oro e Lucio e l’acqua; Carmelo Pirrera, Nicola Di Maio, Gianni Diecidue, Salvatore Camilleri, che propone otto suoi testi in dialetto siciliano con traduzione in italiano, dal titolo cumulativo Quattro coppole.
* * * * *
Antigruppo 73, vol. 2, . . . . . per chiudere con Robert Bly e i suoi testi in inglese e traduzione in italiano di Franco Di Marco illustrati da Garigliano.
Alberto Barbata - Nat Serafino Culcasi: ultimo grande poeta popolare di Paceco - Paceco diciassette - Gennaio 2013
Nel giugno del 1969, dopo aver fondato un piccolo Centro Studi intitolato a Cesare Pavese, avevo concordato con l’amico americano Nat Scammacca, che si era ormai stabilito a Trapani, di realizzare un recital poetico, una festa, una kermesse in piazza a Paceco per radunare tutti i poeti dell’“Antigruppo”, una Associazione ideale e senza sede di poeti e scrittori, di rivolta contro l’establishement letterario ed editoriale del nord. Sarebbero venuti Santo Calì, professore di Linguaglossa, che presto sarebbe diventato poi una celebrità nazionale, il più grande poeta in lingua siciliana, Antonino Cremona, l’avvocato agrigentino, il poeta Crescenzio Cane, maestro vigile urbano di Palermo, Rolando Certa di Mazara, il professore Gianni Diecidue da Castelvetrano, Scammacca l’americano, Franco Di Marco, il medico trapanese, ed io che ero il più giovane.
Che speranza c’era di radunare gente? Nessuna!
Allora pregai lo zio Serafino di introdurre il raduno, recitando lui stesso, in piazza, le sue poesie in onore degli amici che sarebbero arrivati da ogni parte dell’isola. Serafino, uomo generoso, accettò l’invito e la sera del recital la piazza, la nostra piazza era strapiena: oltre un migliaio di persone erano venute ad ascoltare i poeti, ma soprattutto Serafino Culcasi che con la sua voce stuzzicante e alata attirava la gente, la ammaliava e l’affascinava.
Eva Di Palma - Lawrence Ferlinghetti, l’Antigruppo e la poesia viva - Le nature indivisibili - 20 Novembre 2022
https://www.lenatureindivisibili.it/2022/11/20/lawrence-ferlinghetti-lantigruppo-e-la-poesia-viva-di-eva-di-palma/
Solo alcuni degli esponenti che hanno dato vita e preso parte al fenomeno, sono: Giuseppe Addamo, Ignazio Apolloni, Alfredo Maria Bonanno, Santo Calì, Crescenzio Cane, Rolando Certa, Antonino Cremona, Nicolò D’Alessandro, Nicola Di Maio, Franco Di Marco, Gianni Diecidue, Emanuele Mandarà, Ugo Minichini, Nat Scammacca, Pietro Terminelli.
Merita un cenno il volume in cui è contenuta questa sorta di manifesto dello scrittore “anti”, Antigruppo: una possibile poetica per un Antigruppo, di Celebes Editore, che raccoglie gli interventi critici dei maggiori esponenti di quel fenomeno culturale, cristallizzando una summa ancorché parziale del fitto dibattito che nel biennio precedente aveva occupato la terza pagina del settimanale Trapani nuova. Il primo intervento, firmato da Nat Scammacca, poneva subito il punto sul carattere “anti” del progetto culturale, affermando che «si deve continuamente rompere lo status quo; questo è il principio dell’antigruppo». Tale dichiarazione di massima emerge in quanto rivendicazione di un principio incontestabile poiché fondativo: la continua rottura dello status quo (l’establishment, oggi più di allora diremmo “il sistema”) rappresenta l’archè inequivocabile della pratica antigruppo e proprio per questo motivo «il poeta deve essere pronto a polemizzare e deve essere contrario ad accettare qualsiasi tipo di autorità espressa». Il perno era rappresentato dal contrasto, dalla contestazione, dalla dissidenza permanente.
Ex multis ss.vv. F. Di Marco, Pensaci Terminelli, in Trapani nuova, 12 marzo 1974 e N. Scammacca, Analisi Antigruppo, n.1, Bologna, Maggio 1973.
Umberto Cantone - Antigruppo, il derby dell'avanguardia col '63 - La Repubblica (ed. Palermo) - 8 Maggio 2016












