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La lacrima parlamentare
Trapani Nuova” del 10 Marzo del 1970
Nuove ipotesi, 1975
Materiale per gli anni otta
nta, 1976

Il pezzo, pubblicato senza titolo, che accompagna una lirica di Giuseppe Addamo, poeta siciliano nato a Catania, apparve per la prima volta su “Trapani Nuova” del 10 Marzo del 1970. Così, da quel giorno il destino volle che la poesia di Addamo fosse spesso, molto spesso, pubblicata insieme a questo formidabile commento. Giuseppe Zagarrio fu il primo a dare il titolo al pezzo e ad inserìre i due scritti nella sua antologia per le scuole medie superiori: “Nuove ipotesi”, Firenze, 1975 e "Materiale per gli anni ottanta", casa editrice G. D’Anna, Messina-Firenze, 1976

Valle del Belice: 16 gennaio 1968. la terra trema
di Giuseppe Addamo

Conoscevate il Corvo, di Salaparuta;
di Santa Margherita Belice forse
Donafugata, perchè un po’ di letture
e la buona tavola non guastano mai.

Il nome di Salemi poi vi dava brividi
d’amore patrio e garibaldino. Noi ora
vi chiediamo anche perdono, se volete,
per i nostri visi sporchi di spavento,
per queste mani d’arance secche,
per le nostre case di tufo; perdono
per i nostri figli nudi e crudi,
per i nostri muli, per i gridi
in questo deserto senza ombre,
per le pietre senza domani; perdono
per esserci fatti vivi con questa
nostra morte e persono per quella
specie di vita che ci rimarrà. Ma
non ci possiamo fare nulla, credeteci:
in fondo, l’unità d’Italia conviene
più a voi, se ancora ce ne resta sete,
miseria e mafia. Erano dunque le tre,
all’improvviso i cani ulularono
pazzi che parevano cristiani,
e subito oscillò la terra, si spaccò
a ingoiare povere cose e nell’odore
verde di zolfo ci trovamo comu
‘ntra li cunti antichi
, soli: noi
e il terremoto. Non sappiamo altro.

Tardi, solo più tardi, verso le otto
e mezo – finivano d’agonizzare
i sepolti vivi e di gelare le ossa
agli accampati – venen qualcuno.
La voce, credo d’un carabiniere,
chiedeva alle macerie se c’è nessuno.

 
dal terremoto, il 16 Gennaio 1968

La «lacrima parlamentare»
di Franco Di Marco

… ma poi, caro Addamo, vennero anche i pezzi grossi, ministri, sottosegretari ed oltre, ed erano commossi ma anche, diciamo così nel senso pregnante della parole, promettenti. AVVENIRE POSTI DI LAVORO RICOSTRUZIONE ECCETERA CENTO PER CENTO: Quasi quasi, se non fosse stata un’orribile bestemmia pensarlo per via di quei poveri morti, quasi si sarebbe osato pensare: ora finalmente qui si aggiusta tutto; il terremoto che ci voleva. Ma l’elicottero, movendo impazienti pale, cancellò nella ventata l’ultima lacrima parlamentare stillata sulle pietre di Gibellina, il comandante puntò decisamente verso il nord, e col naso in aria acontemplammo il ventre bianco della lucertola, un ronzio, dei lampeggianti sempre più piccoli, un puntino minuscolo – non lo vedi? là, verso tramontana, che peccato per te, ora non si vede più, sarà per lo meno su Napoli – e siamo di nuovo soli: noi e il terremoto. Non sappiamo altro.
     Sicchè  la data in calce alla poesia è del tutto aleatoria: 16 gennaio 1968 ovvero 11 marzo 1970 è la stessa cosa, una specie di data del timbro postale, perchè siamo sempre noi e il terremoto.
     Ah, c’è pure il carabiniere. E, perchè gli altri non sfigurino nel confronto, lo hano gibellinizzato da tempo con uno stipendio, si fa per dire, un sottostipendio meridionale.

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