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Rien va plus
Antigruppo '81  T(h)rinacria - 1981

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Succede talvolta, nei sogni, che, dapprima confusamente, poi chiaramente avvertiamo che il grande momento è giunto. Le cause del cancro e il suo misterioso determinismo, l'origine dei mondi e della vita stesa sono svelati; il problema della pace mondiale riceverà tra poco il nostro definitivo contributo alla risoluzione. La verità, la verità da noi stessi scoperti è là. Manca soltanto la comunicazione al mondo: ciò avverrà quando ci sveglieremo. Sappiamo di sapere; sappiamo che stiamo sognando, ma siamo altrettanto certi che, svegliandoci, sapremo ancora e diremo la verità. (Forza, Lucio, svegliati e cerca subito carta e matita).
Ma al risveglio ci accorgiamo che era come l'altra volta e che non ricordiamo cose importanti, ma solo banalità. Con la delusione ci resta tuttavia l'inquietante constatazione che in quel momento sapevamo di sognare. Abbiamo sopravvalutato durante il sogno o abbiamo dimenticato?
Quella notte Lucio ha risolto il problema: è già potenzialmente ricco e ora lotta disperatamente per liberarsi dalla pania del sonno. Ha dovuto certamente gridare, perché la moglie ora lo scuote per liberarlo dall'incubo e riesce a svegliarlo.
Grazie, moglie. (Perché le mogli degli scienziati non svegliano i loro mariti durante le notti agitate? Fanno dormire troppo amorevolmente i loro tesori che hanno fatto lavorare tanto i loro preziosi cervelli: aspetta che ti copro meglio, tesoro mio. No; sveglialo, donna: il mondo attende! Siamo vittime tutti di queste mogli egoiste).
Per fortuna, dunque, credendolo preda di un incubo, la moglie taglia i legami che opprimono Lucio ed ecco questi saltare dal letto e correre verso il “covo”.
– “…?”
– “Non ti preoccupare, cara, non è niente, non sono impazzito: ho un'idea importante; domani ti dirò”.
E non è come l'altra volta: la grande idea, lui sveglio, è ancora viva, anche se va affievolendosi. Bisogna far presto. Un caffè… un caffè… non c'è tempo. Dannazione, bisognerebbe tenerlo sempre a portata di mano, nel thermos, questo caffè!
– “Quasi mi inietto della caffeina… non c'è tempo… la fiala è giù nella macchina”.
Ecco: masticare chicco brasiliano; forse basterà.
La cosa sembra funzionare; eccolo seduto tra bobine e condensatori.
– “Si può, si può ti dico, magnetizzare la pallina della roulette in modo che esca quattro, cinque volte di seguito lo stesso numero, il nostro numero”.
Il nostro vincente a Montecarlo. Il nostro quadripentavincente. Quanto? Questo è un altro conto, non distrarti, Lucio; ti basti sapere che si vince molto; che si vince abbastanza. Enough to go. Quanto sei bella, Romaaa! Roma, nun fa la stupida staseraaa!”
(E se a questi scienziati mettessero la cuffia dell' elettroencefalografo prima di mandarli a nanna e allestissero un dispositivo che, quando i potenziali di ideazione diventano drammatici, li svegli con una bella scossa elettrica o magari con le note della Eroica oppure anche svegli le dannate mogli che provvedono a svegliarli a loro volta? E li allenassero poi, severamente, come gli astronauti, ad avviare di colpo il loro cervello intorpidito con bollente caffè o con la siringata di anfetamine? Balza, atleta del pensiero e dicci. E allenàti anche a produrre lo sforzo supremo, ché quando si tratta di scoperte benefiche, il demone della interdizione psicologica è più agguerrito: i grandi piani criminosi sono più frequenti delle grandi scoperte. Lo schema dell'Endlösung der Judenfrage dovette balzare senza alcuno sforzo – siatene certi – dal cervello di Hitler).
Quasi senza sforzo, dunque, se si esclude quello ruminatorio dei neri granelli, ora Lucio ha trovato che un oscillatore Colpitts o anche un oscillatore Clapp vanno benissimo ed è solo questione, in sostanza, di adattare impedenze e capacità e, a costo di passare degli anni a provare, il punto critico sarà trovato alfine, è tutta questione di tempo. E c'è tutto il tempo che si vuole: la pallina attende sempre là, ingrassata dai contributi che da innumerevoli notti le versano i poveri minchioni:
“Le trappole so' fatte pe' li micchi:
ce vanno drento li sorcetti poveri,
mica ce vanno li sorcetti ricchi!”
E attende grassa, povera micca pure lei, che Lucio un giorno di questi le schiaffi sul naso una bella serie elettromagnetica e finirà di fare le bizze e sarà costretta a fermarsi in quella tacca e poi al nuovo giro, tàcchete, di nuovo nella stessa tacca e così via fino a che il buonsenso vorrà. Passeranno poi mesi, forse anni, durante i quali la sgualdrinella crederà che l'incubo sia finito ed eccoti in impeccabile cravatta nera ancora Lucio la Luce avvincerla per un altro giro della morte e un'altra spremuta di dollari, ah ah!
Il “Coso” era nato e non era il solito topolino; era un affare terribilmente serio; era, se vogliamo, LACOSA.

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