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"Perciò era necessario ricorrere alle fontanelle per fornirsi almeno dell’acqua potabile. . . . Ma, a poco a poco, questa avvilente necessità era diventata, per bizzarro che possa sembrare, una questione non priva di piacevolezza. La necessità era diventata usanza; si era data una certa impronta stilistica collocandosi tra i fatti di costume; infine aveva acquistato una certa qual solennità diventando cerimonia: Insomma, aveva una sua validità storica, era « Il Riempimiento. ». Lucio e l'acqua - Domenica del Corriere - 1969
Verifica di una introduzione
Impegno 70 - n. 12/18 - 1974/1975
Trapani Nuova - n.3 - anno 18 - 3-10 Febbario 1976


Antonino Contiliano, Antigruppo siciliano: frammenti di storia, avanguardia e impegno, Vico Acitillo, 2003
. . . . . Nell'antigruppo si creò, a proposito, quella che i critici italiani hanno chiamato una spaccatura e che a mio avviso è un'altra dimostrazione di pluralismo e tolleranza; mentre quelli della Sicilia occidentale e cioè lo scrivente, R. Certa, G. Diecidue, S. Giubilato. E. Petix, I. Butera, I. Navarra, S. Calì. B. Di Bella, C. Cane, C. Pirrera, F. Di Marco rimangono legati agli interessi dell'uomo comune, della strada, dello studente, del contadino colloquiando poeticamente con loro e nel loro linguaggio, dall'altro lato Pietro Terminelli, Ignazio Apolloni e Nicola Di Maio cercano un uditorio certamente più intellettuale attraverso un esperimento linguistico in una continua ricerca di interessare così un uditorio limitato a pochi, ma sempre
consapevoli che, affiancandosi a noi, insieme si riesce a raggiungere larghissimi e diversi strati di pubblico . . . . . . .
. . . . . . . Una contraddizione non risolta che, sebbene enunciasse una opposizione antitradizionale ed eteronoma, tuttavia – scriveva il Di Maio (Il testo del Di Maio sulla “verifica” fu quello che poi diede l’avvio alla scissione del movimento nei due tronconi dell’ Antigruppo siciliano e di Antigruppo Palermo prima, poi Intergruppo) –, in alcuni poeti, oscillava e rivisitava . . . . .
Nicola Di Maio, Introduzione ad una verifica 1 e 2 , in <<Antigruppo Palermo>>, Palermo 1975, n. 7, e in <<Intergruppo>>, Palermo 1976, n. 8.



Caro Nat, leggevo l’altro giorno «Antigruppo Palermo» giuntomi chissà da chi – sicuramente venuto/pervenuto per vie fuorvievoli under/esopervenuto –. Andavo spigolando qua e là certe mistificazioni della obsolescenza pattuita con il potere verticistico mentre pappagalleschi proclami intrioetta(va)no le froghe manageriali, quando improvvisamente la folgorazione. Lessi d’un fiato: «INTRODUZIONE AD UNA VERA FICA».
«Minchia !» esclamai «Questo è parlare ! Nemmeno Calì ai tempi; Santo aveva bisogno di giustificarsi dicendo che la parola è santa», Che dico ?, nemmeno il «Codex»: erectio introductio, ma è latino e, a norma dei vigenti programmi, la cosa diventa facoltativa. Significava dunque che la tanto messianicamente attesa colata lavica del Terminillo/Terminelli era finalmente esplosa ?
Macchè: un’ «a» al posto d’una «i», un lapsus, un semplice volgariss… No, volgarissimo no. Non mi dirai che sei rimasto all’ipotesi della semplice sostituzione grafo-fonica di pura marca glossa/lingua/Linguaglossa/glosso/glottologica (Meringer e Mayer: Versprechen und Verlesen Eine psychologisch-linguistische Studie, Stuttgart, Goeschen). In tempi scientificamente semeiotico-semantico-epistemiologici e con ricorsi sempre più frequenti alla Weltanschauung, il minimo che tu possa fare, Nat, è aderire a Freud, accettando che i lapsus hanno sempre una motivazione e un iter di natura psicologica (Freud: Gesammelte Schriften, intern. Psych. Verlag, Leipzig-Wien-Zurich). Passim, s’intende.
Se avevo letto così e non, ad esempio, vera foca, il motivo doveva pur esserci. e c’era. Il procedimento ideativo aveva certamente preso l’avvio da un’istantanea – e capirai, ineluttabile – riflessione inconscia: siccome il pezzo è scritto da Terminelli, sarà sicuramente una CAZZATA.
Ora, se tu cavi dal translato esta muy bonita palabra, trovi facilmente (manata = azione di una mano; ragazzata = azione dìuna ragazza, ecc.) questa organata diventa l’azione di un organo. E che cosa fa, Nat, orsudunquevivaddio CHE FA UN VERO ORGANO SE NON INTRODURSI IN UNA VERA ORGANA ‘ Poi la cosa diventa ovvia: il cervello aveva istantemente, per mezzo del lapsus specifico, trovato il titolo più rispondente alla bisogna. Ti sembra macchinoso ? Vedi allora dello stesso autore: Über Psychoanalyse, Fünf Vorlesungen gehalten zur zwanzig-jährigen Gründungsfeier der Clark University
Naturalmente, nel momento stesso in cui attribuivo a Terminelli possibilità autre, al di fuori per così dire dallo standard monokaiseriano, veniva a cadere il postulato primum movens del lapsus e con esso tutto quel castello bizantino. Alt, bizantino mai: A.cit: Zum psychischen Mechanismus der Vergesslichkeit.
Il titolo perdeva allora i suoi espliciti furori endocrini, le sue patenti velleità didattico-propedeutiche o almeno evocative, se non addirittura le sue balenanti promesse provocatorie anti, e si appiattiva si opacizzava s’ingrigiva si sermocotidianizzava in una qualsiasi «introduzione ad una verifica». La conferma, del resto, veniva subito: c’era la sintassi, c’erano l’ortografia e la morfologia: non era Terminelli. Era invece – e chi e ? – Nicola Di Maio.
Così lo lessi. Nat, ti riassumo subito il discorso: a Trapani l’antigruppo è di una risibile moscezza, a Palermo è una cosa formidabile, a Catania è come se non esistesse perché Calì è intraducibile, Apolloni è bravo, Terminelli è un Dio; Rolando Certa è una cosa riscritta coll’annacquo.
Si dà il caso che io concordi con il giudizio positivo nei riguardi di Apolloni. Giudizio positivo che ripeto da anni: Nat, puoi essermi testimonio. Della poesia di Apolloni mi sono recentemente occupato su «Akros»; Di Maio concorda per la prosa: tanto meglio, satis de hac re. Ma sulle altre affermazioni avrei da ridire; con il permesso di Di Maio (ma chi sarà poi ‘sto Di Maio).
Intanto uno sguardo all’architettura del saggio e una valutazione quantitativa delle sue parti, un lookin at it with a ruler, ci portano a constatare la seguente escalation per gradienti:
due pagine Apolloni
tre pagine Terminelli
quattro pagine Certa
Come a dire che la bravura di Apolloni è certamente minore della deità di Terminelli la quale è niente di fronte al fatto che la diluizione della riscrittura di Certa raggiunge ormai i limiti della idropisia.
DE CERTA MAIOQUE
Recita dunque il Di Maio che Certa prende la poesia tradizionale e la « riscrive con un ricorso alla “depauperazione” estrema del linguaggio alla cui base sta la convinzione, giustissima (nota personale: meno male, Nat, meno male) che la poesia (e la letteratura) sia una forma di comunicazione ». Però che fa il buon Rolando alle prese con le comunicazioni: « Lo risolve (anzi non lo risolve affatto) con la “ridondanza” e il messaggio, progettato come provocatoriamente antiletterario, “utile” ecc., si appesantisce nella soluzione diluitiva cui è sottoposto, di una esibita letterarietà». Tale e quale l’operazione di mia suocera. Invece di prepararmi l’espresso, la mattina mi ammannisce quello del giorno avanti, per giunta annacquandolo in modo che – così dice – non mi viene l’infarto.
Segue campionatura delle idroconnivenze certiane:
-
ricorso di parole abusate come cuore, anima, fiore, sogno, ecc.;
-
impiego di similitudini, iperbole metafore;
-
uso di protesi. No, Nat, non nel senso masticatorio o con rispetto parlando antierniario, ma nel senso stilistico: pròtesi o pròstesi (come Spagna/Ispagna). Tuttavia nella fattispecie questo addebito non vale: dispàre non è protesizzato. Lo sarebbe un ipotetico disparisce, da sparire. Dispàre viene da disparire e sarà aulico, arcaico e piccolo borghese ma non è protesizzato, perché non esiste uno spare. Oddio, volendo, uno che portasse calze bicolori, una rossa e una blu, si potrebbe dire che ha le calze spare. Ma poi verrebbe Di Maio a spiegarci che si tratta di un’afèresi perché direbbe che si dice dìspari. Dìspari – protesterei io – non dìspare. Al che l’intervento di Terminelli rimetterebbe tutto in discussione. Infatti per la consecutio pluralium terminelliana (vedi poi) le calze non potrebbero che essere dìspare. Ma io divago; dunque il numero tre non vale e quindi il prossimo lo chiameremo: A.a.C. (addebitum ad Certam) n.3 bis: uso di verbi alla latina: ignoto all’uomo che la fuga anela;
-
«affastellamenti» in funzione descrittivo-rafforzativo-diluitiva: il sole rotea, rugge, ritorna;
-
ricerca della rima: calpèsta/resta;
-
echi leopardo-pascolo-lorco-prevert-ecceteriani, ma anche nefandezze più abominevoli quali
-
fuilletonismo, canzonettarismo, varie ed eventuali.
Premesso che questa crocifissione di Certa era stata preannunziata da Di Maio in «La letteratura dell’anticipo» (vedi “Antigruppo palermo” n.6 e vedi anche il recentissimo “Trapani Nuova, antigruppo ‘75” con questa finale: «fuori da abitudini/attitutidini polemiche non sempre, obiettivamente, costruttive».
Vamos a vèr, invece, come s’aveva da fare: “Antigruppo ‘73”, vol. I, pagg. 185-192-195-196. E’ bene qui ricordare che allora ogni autore mandò a Calì il materiale da pubblicare. Non fu scelta antologica del curatore; ciascuno scelse il proprio: si suppone che scegliesse il meglio.
Ecco dunque il meglio di Nicola Di Maio:
Pag. 185
Rose sotto i piedi ho pestato
. . . . . . . . . .
la vergogna e la nausea / ho taciuto
. . . . . . . . . .
e gli oroscopi ho frugato
. . . . . . . . . .
le spalle ho voltato
. . . . . . . . . .
il dollaro e l’argento / ho rincorso nel fango
. . . . . . . . . .
e il sesso folle / lungamente ho strangolato.
(Confr. con add. n.3 bis). Prima pagina di Di Maio, 25 versi, 6 verbi usati alla latina. Fa il ventiquattro per cento, il doppio dell’IVA. In seconda pagina le cose continuano, prego controllare.
Pag. 192
che volete pietre pane
considerato che si è al mondo
più soli di un cane ?
(Confr. con l’addebito n.5: rime) Qui per la verità la rima è alternata. Si vede che la rima alternata si può e quella baciata no.
Pag. 196
da porte che stridono forte d’inverno
. . . . . . . . . .
dal piscio dei vecchi rugosi e da quello
d’anemici figli rognosi
(da confrontare con addebito n.6). qui c’è Manzoni diluito al doppio seltz. Confronta Adelchi:
dagli atri muscòsi, dai fiori cadenti
dai boschi, dall’arse fucine stridenti.
1) rima: rugosi – rognosi
2) metrica: doppio senario – doppio senario + novenario
3) sonorità: òsi. Manzoni: muscòsi. Di Maio: rugòsi/rognòsi.
4) costrutto: moto da luogo. Manzoni: dagli atri – dai fori – dai boschi. Di Maio: da porte / dal piscio.
Veramente l’addebito a Certa riguarda Leopardi ed altri, ma non Manzoni. Si vede che Manzoni si può.
Pag. 195. Qui è indispensabile soffermarsi. Nat, non devi perdere nulla di questa composizione idrorepellente e waterproof, immune da pecche e qualsivoglia influsso, assolutamente di maionese.
PRIMAVERA
Improvviso sei venuto amore mio
quando già il mio cuore come morto
boccheggiava alla giornata
La noia di vivere era l’ultima foglia
caduta lentamente sulla strada, i vasi
tutti uguali, la pioggia, tristi passi
perduti nel cuore dell’autunno
La voglia di morire un mutuo stare
all’ombra, a ricordare
Improvviso sei venuto amore mio
come viene primavera dopo il gelo
E io non ti aspettavo più, a furia di vederti
in mille volti sorridere e fuggire
più non ti conoscevo, non ti aspettavo più …
Ma ora questa voglia di cantare,
questa voglia di dirti ti amo ti amo
mille volte, di scrivere sui muri a lettere
indelebili il tuo nome il mio,
è solo nostra ci appartiene
Sei dolce amore mio, sei tenero, sei bello
E mi sento leggero come una piuma
se a lungo tra le braccia ti trattengo
Sei immenso come il cielo, ti paragono al cielo,
sei cielo senza nubi
E nessuno potrà rubarmi questa gioia,
questa gioia che mi dai, nessuno …
Primavera, non dirmi che sei un giorno …
Nella quale ognuno vede, non c’è non ci sono:
A) ricorso a parole abusate: solamente un po’ di amore mio, di primavera, di sogno di cuore d’autunno, di ti amo ti amo, di tenero e di bello, di cielo di cielo di cielo di cielo;
B) uso di iterativi rafforzativi diluitivi: soltanto qualche amore mio amore mio, una sola coppia questa gioia questa gioia; una sola è solo nostra ci appartiene (che poi sarebbe la voglia di siglare i muri, figuriamoci l’esclusiva). Ah, a proposito di voglie vogliette, sono soltanto quattro
la voglia di morire
la voglia di cantare
la voglia di dirti ti amo ti amo
la (già citata) voglia di scrivere sui muri
C) uso di similitudini e metafore
come viene primavera dopo il gelo
. . . . . . . . . . . . . . . .
e mi sento leggero come piuma
. . . . . . . . . . . . . . . .
sei immenso come il cielo, ti paragono
al cielo, sei cielo senza nubi
Veramente questo ti paragono al cielo non sarebbe – sintatticamente parlando – una similitudina. C'è però un certo mistero, non si può negarlo, in questa sequenza del cielo e della paragonata. Scusate, dopo aver assodato che è immenso come il cileo, uno che fa torna indietro e paragona, col rischio magari di ritrovarselo minore ? No, sicuramente sarà andata così: lui a dirle sei questo e sei quello sei di qua e sei di là, questi sei sono sette, quarantadue volte glielo disse, tanto che poi vista l'indifferenza, dice: oh, guarda che ti sto paragonando al cielo, sa !
Sorvolando appena l'originalissimo leggero come una piuma, si giunge al paradigmatico
sei dolce, amore mio, sei tenero, sei bello
di purissima estrazione piedigrottara
ammore mio busciardo, ammore mio
quanto si bbello, ammore mio
'on Gennarì, quanto site bello
E così via. Giova tuttavia sottolineare l'insieme della composizione per i suoi contenuti anti, la sua efficacia anti, la sua ideologia.
«E la poesia underground ?» si chiede angosciamente Di Maio, preoccupato per Certa. «La risposta sarà la primavera» scriveva profeticamente Cane (Giarre, in «Il tulipano rosso»). La risposta è dunque questa primavera di Di Maio.
Personalmente non avrei nulla contro la poesia d'amore in genere e sono anzi contrario alla pretesa di fare underground e ideologia anche quando ci si spazzola i denti, come vorrebbe Di Maio. Però io pretendo o tutti o nessuno, che è 'sta storia che Di Maio sì e Certa no !
TERMINELLORUM QUAESTIO SIVE SECUNDA
Il giudizio di Di Maio su Terminelli è addirittura trionfale. Peste e corna di Certa, rose e fiori di Terminelli. Di Certa non va salvato non dico un verso, una sola particella promonominale; di Terminelli – come le unghie di Santa Cunegonda – sarebbe sacrilego perdere una sola virgola. Certa andrebbe cremato e disoperso, per T. si conia e si ratifica lo specifico aggettivo terminelliano.
Ora, questo atteggiamento - che si fa fatica a non definire manicheo - non trova riscontro non dico nella storia della critica (ché per parlare in questi termini dell'operazione Di Maio mi sembra – senza l'offesa – un po' prestino), ma nemmeno nella cronaca del più arrogante pamphletismo e del più forsennato libellismo, dove almeno non mancano quasi mai gli incisi del tipo a mio parere, se non andiamo errati ecc. Nulla di tutto ciò nell'introduzione verificatoria:la presa di posizione anticertiana proapolloniana doppiofiloterminelliana è invece senza beneficio d'inventario, personalissima come la sua poesia, in sostanza anch'essa dimaionese.
Può succedere che tutto preso dall'apostolato del suo lavoro, il verificatore degradi senz'accorgersene a controllore bigliettaio e, usando di pinza bucaiòla, sia portato/trascinato a decretare validità e nullità SECONDO CRITERI TERRITORIALI; per cui domani un «Piazza Leoni, biglietto verde scade»
potrebbe diventare «Antigruppo fuori Palermo non vale» . Su questo pericolo – che da quanto si sente in giro non appare poi tanto remoto – torneò quanto prima. Per ora urge verificare/punzonare il mito.
Entisiasticamente esplode Di Maio: «La poesia di Pietro Terminelli, così densa di umori, di fatti, di eventi, così corposa nella sua cifra violenta, così irta e complessa nel suo "spessore" linguistico ... ».
E analizza e spiega:
«La spia autentica dell'enunciatio terminelliana ( ... ) è da ricercarsi nell'uso del verbo ».
Concordo in pieno, si capisce per quanto riguarda il verbo-spia; di corposità manco a parlarne.
«Il verbo è posto ad apertura strofica ». Concordo al cento per cento.
« ... è alla terza persona singolare ». Concordo al millòn por millòn !
« ... assolve a due funzioni ». Un momento, manca qualcosa; manca il censimento. Perchè i verbi di Terminelli sarebbero tre:
a) la terza persona singolare del presente indicativo del verbo essere;
b) la idem idem idem del verbo avere;
c) nessun verbo.
Come a dire che i verbi usati da Terminelli sono in tutto due:
1) il verbo « è »;
2) il verbo « ha ».
Per cui la frase T.na ha tre soile possibilità architettoniche:
1) un ics soggetto – è, copula – tutta una serie di predicati nominali;
2) un ipsilon soggetto – ha, predicato verbale – tutta una serie di complementi oggetto;
3) un ics ipsilon serie di soggetti.
Questo – non si sa bene come chiamarlo, diciamo oligoverbismo, si presta a due interpretazioni:
A) Terminelli ha raggiunto l'essenzialità del linguaggio.
B) Terminelli è ancora alle prime pagine della grammatica. E' infatti osservazione comune il fatto che l'insegnamento/apprendimento di ogni lingia, compresa quella italiana, comincia invariabilmente dai verbi eseere ed avere al presente dellìindicativo.
Sappiamo d'altro canto per esplicita dichiarazione di Terminelli che: «mi azzardo a dirti di avere un linguaggio mio proprio strutturalisticamente in senso marxista, lessicale e semantico ».
Sappiamo ancora che Di Maio si è ampiamente pronunciato per la prima ipotesi, e Di Maio, ormai si sa, è uomo d'onore. E purtuttavia siamo ancora qui da una decina di cartelle, nell'intento dichiarato di verificare le verifiche. E poichè, per quanto poco probabile, anzi bizzarra, poco benevola anzi decisamente malevola possa apparire la secona ipotesi, non per questo mi sembra scartabile « a priori », verificheremo anch'essa.
Penso che si possa partire da un dato certo: l'attacco a un linguaggio per portarlo all'essenzialità presuppone la precisa e completa conoscenza del linguaggio stesso, la paziente accurata sapiente opera di scarnificazione, fino a portarlo - nel senso pregnante e traslato della parola - pulito all'osso. Per poi costruirci sopra il nuovo. E si pretende ovviamente che il nuovo sia migliore. Altrimenti - intendo se si prcedesse maldestramente, per difetto di conoscenza - non si scarnifica non si essenzializza non si costruisce poi nulla: si fa soltanto lo spezzatino.
Vediamo dunque di esaminare la prosa di Terminelli nella sua evoluzione. Il materiale non manca: per quanto dichiaratamente contrari all'Antigruppo trapanese, anzi schifati al solo sentir pronunziare la targa tippì, Terminelli e Di Maio non mancano mai di inviare «pezzi» da pubblicare su «Trapani Nuova», «Impegno 70», ecc. E di trapani nuova con dentro Terminelli ne ho a casa almeno un metro e mezzo. Ed ora, freschissimi, i monolitici cinque centimetri di «Trapani terza pagina - Antigruppo '75 - Ed. "Trapani Nuova", Trapani 1975». (Dì la verità, Nat, ma tutti questi trapani glieli ha messi apposta?). Comunque quello che mi ha sempre colpito nella prosa di Terminelli è la presenza sistematica (sistematica, si badi bene non sistematizzata; susami, Nat, non è una sottigliezza, è una cosa fondamentale) di quella che, nel senso più scolementaristico della parola, vengono chiamati errori. Certe ... licenze grammaticali e sintattiche potrebbero bensì essere il frutto di quello scavo sul linguaggio di cui si teorizava; senonchè ci sono due osservazioni da fare:
1) Le «deviazioni» T.ne dalla norma grammatico-sintattica corrispondono in maniera impressionante a quelli della gente comune analfabeta e semi quando dal più familiare dialetto passa all'uso della lingua.
2) La presenza di una o più deviazioni nella frase T.na non ubbidisce mai a criteri funzionale. La frase «deviata» non solo non si carica di ironia o di attributi o effetti autres per effetto della deviazione, ma spesso si appesantisce, s'ingolfa, sfiora la sprovvedutezza, raggiunge trionfalmente la gottaggine più pacchiana. talvolta anche diventa di oscura interpretazione; in certi casi salta addirittura agli occhi che quello che T. voleva dire è esattamente l'opposto di quello che voleva dire. Il tutto con una sistematica mancanza di sistematizzazione dell'errore stesso e invece una perfetta aderenza alle leggi statisriche dell'assoluta casualità.
Campioniamo alla Di Maio:
1) Concordanza in genere e numero:
«..... negazione di rapporti sindacali o mute riparazione» (11)
«..... parti in ombra opache, illuminate parzialmente sono venuti» (13)
«..... alla rovescio (...) alla rovescio» (12)
«..... senza sclerosi o mitizzazioni di situazioni scabrose o aeriforme» (8)
2) Il complemento di termine(lli):
«..... e in letteratura, cui i numeri fanno parte» (12)
«..... l'operazione goffa e contestabile cui si trova lo stesso in una società»
«..... in contrasto apparente alle direttive» (6)
«..... di pertinenza agli astronauti» (6)
«..... una negazione alla realtà esistente» (6)
(per cui naturalemente, manco a dirlo, nell'unico caso in cui ci voleva, voilà)
«..... confacente nella poliedricità» (6)
3) Neologismi, si fa per dire, naobarbaroidiotismi:
«sussunzione» (6)
«essenziativa (...) concettoso (...) equivagliare» (11)
«odorino ... invitevole» (10)
«sorridevolmente spaventevole» (10)
«vizievole»
4) Pleonasmi ovvero doppiopopularaccusativo:
«... allo spirito di una crociata se di una crociata tutt'ora è il caso di parlarne» (12)
«... una nuova barzelletta da darla a bere al popolo»
5) Positura della virgola:
«ora che il pericolo della destra neofascista, si è eclassato» (in "Quasi" riportato da Trapani Nuova)
«evitava le curve continue, le discontinue per sfuggire alle incrostazioni» (10)
«il caro padre, più caro dopo il secondo conflitto apprezzava i silenzi» (10)
«una cosa, della quale mi piace farmi portavoce nella dovuta chiarifcazione, è il rapporto ...» (6)
«la classe, reagente ad ogni situazione anomala e contrastante è sempre la proletaria» (6)
6) Passivazione intransitiva:
«un partito che tenta di offuscare o rendere tramontabile la figura di Togliatti» (6)
Qui occorre fermarsi un attimo. Potrebbe darsi che T. abbia tentato e risolto il problema di transitivizzare i verbi intransitivi, come è per esempio nella lingua inglese (to walk = passeggiare; to walk a horse = far passeggiare un cavallo) per cui domani prendo un nemico, toh lo stesso Terminelli, lo rendo tramontabile e poi lo tramonto, addirittura dato che ci sono lo supertramonto definitivamente; tuttavia la cosa ha dei precedenti miei personali che smentiscono. Una volta fui chiamato da un funzionario della cassa mutua, il quale mi disse che non mi rischiassi più di andare a visitare a domicilio i pazienti ambulabili. Al che naturalmente risposi che era vero sì che i pazienti erano ambulabili e quindi si poteva prenderli e ambularli verso l'ambulatorio, ma purtroppo il capoluogo era lontano e siccome c'era lo sciopero e i treni non erano partibili non è che potevo permettere a un malato (sia pure ambulabile) di farsi a piedi la strada con il tempo piovibile che c'era al momento.
Ora questo impiegato o funzionario o usciere poverino che fosse non era assolutamente, nè mai lo fu poi, in odore di santità letteraria come Terminelli, eppure ... In sostanza Terminelli non ha scoperto niente, soltanto che oggi come oggi mi appare un po' in odore di mutuabilità.
Ma lasciamo da parte l'analisi e viamo alla sintesi, al risultato.
Si diceva appesantimento. Vediamo un po':
7) Pesantezza per difetto di sintesi:
«la mortificazione della verifica della negazione della dialettica materialistica» (10)
«aderiva con la sua smisurata magrezza alla missione del ritratto apocalittico della bruttezza» (10)
«quando scrivi come in questa citazione (A. Taracchini: "Il neorealismo come letteratura di stato", Rendiconti 24): "Il neorealismo ...» (6)
«Porre la situazione nella sua elementarità costa nel mondo della strofazione susseguente» (11)
(Porco mondo, Nat, ma davvero mi vuoi venire a dire che non era meglio: «Per semplificare dirò che» ?)
«Sarebbe molto obbrobiosa l'accettazione insostenibile di un umanesimo infimo ed arcaicizante» (6)
8) Oscurità per eccesso di sintesi:
«Una cosa, della quale mi piace farmi portavoce nella dovuta chiarificazione, è il rapporto con le classi del proletariato e del sottoproletariato» (6). Rapporti di chi o di cosa con il proletariato ?
«La polemica Vittorini/Togliatti mi lascia soverchiamente perplesso per lo spirito favoreggiante da (sic !) redattori come F. Leonetti e E. Fiorani» (6). Favoreggiante chi, scusa ? Chi favoreggiavano dei due, Vittorini o Togliatti ? Anche per capire da che parte sta T.
«Adoperare un linguaggio tecnologico serve ? A cosa serve ?» Qui non si capisce se la domanda è posta da Terminelli a Taracchini o viceversa o è una domanda riportata: «Tu mi chiedi se serve ecc.».
«La vecchia evocazione/incocazione e dover essere il linguaggio univoco e popolare ...». Perchè, Nat Nicola Di Maio e tutti quanti, il linguaggio dovrebbe essere equivoco, dovrebbe forse essere impopolare ? aristocratico?
«... affonda forzatamente le radici, i viticci in um'età risorgimentale democraticamente ottocentesca». Che cosa significa ? Che vuol dire quell'avverbio «democraticamente» ? Insomma che significa tutta la proposizione e che vuol dire Terminelli, che approva o che dissente ?
«... magari accennando a Gramsci, che conosceva tutto, magari poco di Marx» . Accenando a Gramdci, chi ? Chi è che accenna a Gramsci, l'evocazione come vorrebbe la logica sintattica, ma ormai chi fida più ? Oppure l'accenno a Gramsci è di Terminelli ? E in questo caso che fa concorda o dissente ? Chiamare - come hanno fatto quelli di « Quasi » - avventurosa la sintassi di Terminelli è veramente volergli bene.
9) Capovolgimento per ignoranza - lo spezzatino.
Continua Terminelli
«Il neorelismo, peraltro, nelle sue parti maggiori e massime (es.: Quasimodo) non è riuscito a farsi perdonare le scemenze del personaggio omonimo di Notre Dame de Paris di Victor Hugo» (3).
Qui davvero si può parlare dello spezzatino paventato qualche pagina indietro. Il nome Quasimodo viene messo dentro parentesi e quindi sintatticamente fuori causa; per cui non si sa di che omonimia si tratta: il personaggio misterioso potrebbe chiamarsi Realistio o Notredamio.
Inoltre così com'è, la frase indica che le scemenze erano del gobbo campanaro, il che è esattamente il contrario di quello che vuole dire Terminelli per il quale notoriamente lo sputascemenze per eccellenza era Quasimodo poeta.
Il tutto senza voler considerare che la citazione di Hugo non assolve nella frase a nessun compito funzionale, che non sia quello di puro sfoggio erudito; probabilmente voleva caricare il tutto d'ironia: si risolve nella gottaggine più ridicola.
E ancora « Le stesse riviste specializzate acquistano potere nell'adempimento assolvitivo di pubblicazione di saggi, articoli, poesie» (3) .
Lo sai che ti dico, Nat: « l'adempimento-assolvitivo-di-pubblicazione » è mille volte meno strutturato, mille volte meno tutto, mille volte peggio del più estenuato piccolo borghese e neorealistico pubblicando . Le rivoiste accquistano pubblicando. Il volgarissimo gerundio.
UN UOMO D'ONORE
Cosicchè mi pare giustificato il dubbio espresso pagine fa, e mi pare giustificata la presenza delle due ipotesi contrapposte su Terminelli, così come mi apre logico dissentire da Di Maio e non considerare tali - anzi - le sublimità che mette il bocca/in penna a Terminelli. Così le pretese iterazioni e replicazioni verbali, la perfetta omofonia, le prostesi speculari i binari i ternari e a momenti oe quaterne diventano quelli che sono: giochetti enigmistici. Svolto/risvolto diventa quello che è: è un falso iterativo la soluzione al prossimo numero, « Settimana Enigmistica il giornale che vanta ben 5232 tentativi di imitazione e con terminelli fanno 5233 ».
« Desublimate in sublime sublimazione » e « di larghezza ristretta man mano che la piramide è in restrizione » non sono nemmeno quello, sono semplicemente il niente di niente, tipo « il colore del cavallo bianco di Napoleone » dei ragazzini dell'asilo.
Eppure Di Maio, che è uomo d'onore, parla di « attenzione metricolinguistica » e che addirittura « Le sue (di Terminelli) poesie antigruppo (1973) soni un ampio affrsco poematico» . Perchè ? Di Maio non sembra uno sprovveduto qualsiasi. Allora perchè.
Lapalissiano, Nat. Tolto di mezzo Certa, tolto di mezzo l'ipoattivo Trapani, liquidata Catania perchè Calì è intraducibile (intraducibile Calì ? Dì un po', Nat, ma questo Di Maio che ha fatto il militare a Cuneo ?), tacendo di Pirrera, non rimane che Palermo - e nemmeno tutta perchè Cane ancora no si è persuaso. Rimangono in sostanza Di Maio e Terminelli, l'uno grande in funzione della grandezza dell'altro da lui stesso creata, l'altro grande finchè l'uno lo considera tale.
Bene, posso anche aver sbagliato tutto, ma una cosa è certa. Non mi sembra giusto che io offenda i pescatori e tutto il popolo mazarese considerando di sinistra Nicola Di Maio; lui che, castelvetranese d'origine e di crescita e superpalermitano d'adozione, con il piglio sdegnoso e schifato del più viziato figlio di papà della Milano di via Montenapoleone, si permette la frase: « Pavese riscritto a Mazara del Vallo » .
NOTE:
(1) Antigruppo Palermo anti, senza numero, copertina argentea
(2) idem copertina rossa
(3) idem copertina verde
(4) iidem di un bel color pesca
(5) idem n.5
(6) idem n.6
(7) idem n.7
(8) AA. VV. Una possibile poetica per un antigruppo, Celebes, Trapani, '70
(9) AA. VV. Antigruppo '73, Coop. Oper. Graf. - G. De Maria, Catania, '73
(10) AA. VV. Trapani terza pagina - Antigruppoi 1975 - Ed. « Trapani Nuova », 1975
(11) Terminelli P.: Antigruppo salivare, in « Trapani Nuova », 24-11-1970
(12) Terminelli P.: Qunidici dodici e la rivista, in « Trapani Nuova », 14-1-1969
(13) Terminelli P.: Destra e avanguardia, in « Trapani Nuova », 23-3-1971
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