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PREFAZIONE

di Franco Di Marco

Il Mito è già presente nella poesia di Navarra degli anni '70, ma vi è come balenante, come com­presso da una certa qual autodisciplina. E in realtà, nel «Paese più libero del mondo» (1), non vi fu, per qualche decennio, razza più imbavagliata di quella dei Poeti, costretti a sfornare soltanto poesia impe­gnata, anzi a non far altro che quello, a costo di non pulirsi i denti per non sottrarre tempo alla produzione (2).

Ma utilizzare il poeta come semplice diffusore di messaggi propagandistici equivale a non tener conto che «l'essere umano condannato a svolgere le funzioni limitate della formica non soltanto cesserà di essere un uomo, ma non sarà neppure una buona formica. (3)

Per fortuna Navarra aveva come utilizzare il suo tempo! Le ricerche per lui abituali negli archivi, bi­blioteche e scantinati dì musei divengono in quegli anni particolarmente attente e assidue, permetten­dogli non solo la pubblicazione di importanti articoli su prestigiose riviste nazionali, ma anche di arricchire di solidi contenuti la sua fervida fantasia di poeta.

In SIKELE' SICANA «il poeta osa col suo verso tutto».

Vedremo Navarra uscire allo scoperto e muscoli e nervi della sua poesia invertire, finalmente, la loro gerarchia strutturale: ora la Donna, il Mito, la Sicilia, l'Amore sgorgheranno con impeto pieno.

 

AMORE COME MITO SOCIALE
Odissea XXI, v. 211 : 'en dè ghynè Sikelè

«E c'era la donna sicula...». La scansione ampia e solenne dell'esametro — énde... ghiuné... — sichelé... quasi suggerisce «c'era una volta la donna sicula...» ad ammonirci che donne sicule in letteratura si per­dono nella notte dei tempi. Da questa donna, che poi Omero ci presenta moglie del fattore Dolio, ancella e vecchia e sempre senza nome, Navarra inizia a dipanare il suo discorso poetico, stravolgendo del personaggio età, anonimato e irrilevanza sociale, co­sicchè l'unica connotazione, quella geografica, ne diviene l'ammaliante, evocatore, fulgido nome: Sikelè.

        Sikelè, ma anche Kore : una sorta di Ulissea.

        E Astarte - Licasta - Afrodite. E Venere Ericina, con i suoi viaggi verso l'Africa

«non ci chiedere il tempo di sua anagogia»

quando laggiù a Sicca Veneria, dove Elimo - Sicario Ericini le erigeranno un tempio, lei si concedeva ai viandanti. (Subendone l'onta, incatenato,

«Prometeo gridava»).

E con i suoi ritorni di bianca colomba

«io aspettavo il ritorno». (4)

E anche

«principessa Sikelè ti nominai»,

Quella stessa principessa che

« ... nei giardini ericini

. . . . . . . . . .

lì attese meraviglia numero primo»

lì sul versante occidentale del monte Erice, contemplando il mare e le isole Egadi, concepì l' Odissea. (5)

E la prostituta

«  elide

che a modo suo disse tutto »

E Proserpina, (e perchè non anche Agata Azzola di Santo Calì?

«Jajita Azzola, scuma leggia d'aria»).

Sikelè. Una donna col nome Sicilia. «Il tuo sicilia amore».

Amore come Mito Sociale.

ANGELICA, I FRATELLI ARABI E ALTRI

« in questa primavera sole

sei dentro l'inferno mio arabo ».

IBN AL ARABI, mistico arabo, descrisse il Para­diso e l'Inferno. Forse Dante, certamente Petrarca vi si ispirò, la Festa del Mirag, Festa della Scala, celebra l'ascensione al cielo di Maometto, simbolo dell'ascesa del mondo della carne a quello della comunione con la divinità. La Sicilia conobbe con gli arabi secoli di splendore:

« vennero i fratelli arabi e fu Sicilia

giardini azzurri immensi

poledri bai ornati di coralli

argenti smeraldi... ».

IBN HAMDIS, il più grande poeta arabo-siciliano nacque a Siracusa e, dall'esilio, cantò accoratamente la patria lontana.

Scheria - Itaca - Trapani (?), Sicilia, S. Giovanni degli Eremiti, l'Alhambra, l'Alcazar (6)

  • « pianura di catalana terra »

  • « vecchia Castiglia...»

  • « a pamplona tenni nel pugno il talismano».

Alla (ri)scoperta delle stesse meraviglie Navarra, «saraceno nel labbro» — e non soltanto nel labbro, per chi ne conosca e ne sappia decifrare i fieri tratti somatici — ripercorre l'itinerario composito di Ulisse, anzi del più fascinoso Ulisseo, e degli Arabi.

La tradizione araba è sempre viva in Sicilia. Oggi, poi, è addirittura impossibile passeggiare per una città siciliana senza che un arabo ti inviti ad acquistare un orologio o un tappeto. Una TV privata trasmette, a Trapani, ogni giorno un notiziario in lingua araba

  • « per legare agli orologi araba poledra »

  • « la califfa era bellissima »

        E' merito di Navarra questo recupero della cul­tura e della tradizione araba. Ma altri secoli premono al cuore e alla memoria del Poeta :

        « all'improvviso manifesto gigante »

        il film angelica

        ella è angelica

        qui sostituisco ...»

e ancora

        « il canto dell'evirato / De Soto » (7 )

Ritorno alla memoria del Cinquecento. E a quella del Seicento, l'Arcadia ...

        « e il pastore non incantava più pecore col liuto »

E del Settecento

        « come sei dentro le mappe di Charles Messier» (8)

SICILIA MIA TERRA

        Sikelía, per Sicilia, è voce poetica ionica, così come l'aggettivo Sikelós, col femminile Sikelé, come dire siculo I sicula, perché siciliano si diceva sikelikós.

Sicania e l'aggettivo Sicanós indicavano una parte della Sicilia e i suoi abitanti, gli agrigentini (9); poi passarono ad indicare l'intera isola. (Per non parlare dei Sikeliótes, Sicilioti, i greci stanziati in Sicilia). E c'era persino l'avverbio Sikeliéten (= dalla Sicilia) e il verbo Sikelizo, sicilianeggio, parlo o danzo alla siciliana.

        Una tale ricchezza lessicale ci dice quanto im­portante fosse la Sicilia nel pensiero e nella cultura greca. Altrettanto centrale abbiamo visto apparire la Sicilia nelle vicende di Ulisse, teatro stesso della sua navigazione (10) se non addirittura culla della sua autrice; ciò vale anche, questa volta in maniera storicamente incontrovertibile, per gli Arabi.

        La stessa cosa è tremendamente vera per «Sikelè Sicana: come ape dal fiore, Navarra è irresistibilmente attratto dall'Isola, madre insieme e amante, e inte­ramente vi si immerge e vi si dedica con la stessa laboriosa premura e la stessa divorante passione.

        « … aci

        trinaco pluto proserpina »

        Aci trasformato in fiume (Fiumefreddo ?), Pro­serpina rapita da Plutone in quel di Enna; Trinaco (fondatore di Siracusa o di Taormina?) e leggendario primo re di Sicilia, presunto eponimo : Thrinakia. (11)

        « Storie del Crimiso » (o Crimisio?): si tratte­rebbe del fiume Belice, altrove «Belich». E i «sac­cheggiatori» ed «Eraclea» ci riportano alla venuta di Cicerone in Sicilia a difendere gli Eraclei «contra Verrem».

        Contemplando i «Ciclopi», scogli di Acitrezza :

                 «tutto apparteneva al ciclope»

                 . . . . . . .

                 «sono stato derubato da occhio pazzo».

        Proseguiamo dalla Sicilia mitica, per la già ri­cordata splendida Sicilia araba, a quella tout-court degli «alti frassini e carrubbi»

        — « per dipingere sui fianchi tuoi arance

        d'agrumeto siciliano »

        — « e per questo è necessario adorare

        il tuo sicilia amore»;

fino all'esplicita squillante esplosione

        «sicilia è mia terra

        cara e selvagggia».

 

FLAUBERT E I FUOCHI AUTOBIOGRAFICI

Da quando Gustave Flaubert dichiarò : «Madame Bovary sono io» sembra ormai inutile che il critico cerchi in un testo rivelatori segni autobiografici e che, all'opposto, l'autore tenti operazioni crittogra­fiche. Navarra non solo non fa eccezione, ma si propone nudo e inerme, talora letteralmente in prima persona

        «il segno che mi fece ladro

        a damasco»,

ladro d'amore, s'intende, perchè

        «fossi stato serpente saprei d'essere stato insinuatore d'amore»;

e ancora

        «io nuovo giasone»;

tal altra non esplicitamente, ma in un giuoco troppo scoperto

        «fabbricava aquiloni vecchio sileno»;

altrove ancora protagonista ma, si direbbe, inno­cente-cosciente della presenza di un terzo, un voyer

        «fauno spiava coscia di sikelè».

Ma anche una nuova figura di sileno-filosofo

        «… giudeo oggi

        pel mondo oggi scalzo domani forse

        in groppa a somaro»

e «catalano errante»: (Navarra, qual nome profetico); alla ricerca «spirituale» della donna/colomba/dea.

Catagoghia.

        «io aspettavo il ritorno»

ma più spesso nell'attesa fisica della Donna

        «schiumava onda maroso ribelle»:

ma è vero fuoco o è fuoco intellettuale? Tuttavia per avvincerla

        «a pamplona tenni in pugno il talismano»,

ormai, però

        «occorre altro vocabolario

        per supplicarla»;

ma ahimè,

        «è vecchio l'oracolo»

tanto che, per rabbia,

        «mi mordo il calcagno».

Per chiudere, infine, retoricamente :

        «libro di mia memoria

        ricordo di poesia dell'uomo dell'ade» :

morendo vuole lasciare in memoria le sue poesie (ma l'uomo dell'Ade non è anche Ulisse, spinto da Circe a visitare il regno dei morti?). Era quasi fatale che il cerchio si chiudesse.

 

ANCORA FURORI, E CONCRETI !

Davanti a un quadro di Toulouse-Lautrec. Can­can al Moulin Rouge,

        «la giarrettiera incorniciava momento ribelle»;

il tempo divampa

        «tempo amore pazzo»;

Sikelè è «cavalla senza briglie» e «carmen ribelle e amante».

Infine ci permettiamo un poderoso, immaginifico collage :

        «il suo corpo afrodite profuma il delirio seni dorati

        lenzuoli profumano di capezzolo

        piuma di pavone il pube

        pube rosa ricamato con oro filigrana».

 

PIRANDELLO, LE NAVI BRUCIATE E IL DIAVOLO

        Dagli esempi fin qui portati sembra balzare evi­dente la prodigiosa ricchezza del mondo poetico di Navarra, traboccante di miti, di fatti, di momenti magici, di immagini, di personaggi. Ma questa «Sikelè Sicana», data oggi alle stampe, raggiunge una sua verità?

        Direi di sì, e parlerei intanto della stupefacente unità della raccolta: le composizioni (unica pur ri­manendo ciascuna, nella sua collocazione spazio-temporale e nei suoi specifici contenuti) presentano tutte un'impronta, un taglio, una sonorità — se si vuole, un'atmosfera — che ne fanno un insieme omogeneo, sicché ogni composizione, senza eccezione alcuna, risulta importante all'economia dell'insieme, che dico?, addirittura pirandellianamente essenziale.

        Riguardo al linguaggio, la situazione sembra riflettere il medesimo meccanismo: tale è lo strapotere urgente dei contenuti che essi finiscono col trovare da sè medesimi il mezzo espressivo più adeguato. Qui, tuttavia, interviene anche lo studio, che si in­dovina accurato, dell'Autore. Certi versi, ma anche intere poesie non possono non essere il risultato di un momento di felicità creativa, ma insieme anche, nella loro esattezza, quello di sapienti scavi nel linguaggio.

        «volatile di rovo luna maree stagioni di ninfe»;

verso di cristallina semplicità (ma, si sa, la semplicità finale presuppone sempre una complessa elaborazione iniziale); di precisa giustezza compositiva (va letta in un unico respiro); di mirabile musicalità e pro­digiosa espressività.

        «si colorano di opache ombre oleandri»

classicamente onomatopeico, e citiamo senza alcun commento l'incantevole

        «blu notte trapunta a sorriso»: In fine, le suggestioni :

        «cielo del sud

        . . . . . . . . .

        i colombi emigrati verso profondi laghi sono andati a morire»

evoca, forse, il mitico sbarco dei Cretesi in Sicilia. I Sicani bruciarono le loro navi: non rimaneva, agli invasori, che la fuga verso l'interno, un viaggio senza ritorno.

        «vennero i fratelli arabi e fu sicilia

        . . . . . . . . .

        giardini azzurri immensi

        . . . . . . . . .

        carnivoro volava basse paludi in cerca di lombrichi e rane

        . . . . . . . . .

Cieli azzurri e giardini fioriti: la Sicilia al tempo degli Arabi. Tutto è bellezza e serenità. Ma qualcosa! qualcuno vola basso, incombe, proietta — la vediamo — una fosca ombra minacciosa. Paura... carnivoro ... uccello rapace ... creatura fatale con gli occhi neri ... saraceno ... il diavolo ... paura del peccato :

        «un giorno feristi»

esplicito atto sessuale

        «e fu amore in sicilia».

Ma forse sto spingendomi troppo avanti. Suggestioni.

        Dalla mia finestra vedo il sole tramontare fiam­meggiando dietro le Egadi. E quasi c'è da scom­mettere che ...

 

Franco Di Marco

NOTE:

(1) - La definizione, riferita all'Italia, è di Nat Scammacca.

(2) - Con il risultato di interminabili declamatorie poesie (?) — comizio, quando forse sarebbe stato più rivoluzionario e certa-mente più provocatorio spazzolarsi i denti (atto che fa spalancare gli occhi e assumere un piglio minaccioso). E magari sciacquando enfaticamente e rumorosamente. sputando.

(3) - Wiener: Introduzione alla Cibernetica — L'uso umano degli esseri umani; Boringhieri Ed.

(4) - Tà Katagoghia: la festa del ritorno della colomba, in onore di Afrodite (ma secondo altri Artemide).

(5) - Alla fine del secolo scorso, Samuel Butler sostenne che l'Odissea fu scritta da una principessa trapanese, indotto a ciò «dallo studio dei caratteri stessi del Poema e da una minuziosa interpretazione dei riferimenti topografici» (Dizionario delle opere e dei personaggi - Ed. Curcio). L'ipotesi venne recentemente ripresa da Pocock, De Stefano, Barrabini, Scammacca. Vedi in proposito :

—  Samuel Butler : L'autrice dell'Odissea. Ed. Celebes, 1968.

— L. G. Pocock : The sicilian origin of the Odyssey. Testo inglese e e traduzione italiana di Nina e Nat Scammacca. Ed. Coop. Antigruppo, Trapani 1986.

— Luigi Bernardi : Ulisse? Uomo d'onore fu. In «Oggi» A. XLIII, 30.

—  Nat Scammacca : L'Odissea a Levanzo (Phorbantia), l'isola del bestiame. In «Trapani Nuova», A. XXVIII, 23.

(6) - Celebri monumenti arabi di Palermo, Granada e Siviglia.

(7) - Francesco De Soto, evirato spagnolo alla cappella pontificia. Nel '500 l'odiosa pratica dell'orchiectomia per creare voci «bianche» non era avversata nemmeno dall'alto clero.

(8) - Cartografo del '700 francese.

(9) - Ma allora questa Sikelè Sicana, questa Monna Lisa dovremo fisicamente cercarla in siti prossimi all'Autore, nella stessa Sciacca?

(10) - Con qualche riserva, vedi nota appresso.

(11) - Con l'iniziale "teta", Thrinakie. E' l'isola alla quale approda Ulisse (Odissea : XI, 107 - XII, 127 - 135 - XIX, 275). Per chi è contrario all'ipotesi siciliana significherebbe a forma di tridente o di forcone e perciò forse il Peloponneso. La trasformazione in Trinakie o anche Trinakía (con l'iniziale "tau" e l'aggiunta della "littra canina" "ro"), isola dai tre promontori potrebbe essere posteriore, dell'epoca in cui i Greci ebbero ben chiara la forma triangolare della Sicilia.

Sichelè

Franco Di Marco
Sichelè Sikana - recensione

Liberà Università, anno VII, n.20, Novembre 1988

Da tempo coesistevano in Navarra due vocazioni fin qui distinte: quella di ricercatore storico-saggista e quella di poeta. Nella prima, Navarra ha sempre messo scrupolo e rigore scientifico – e i lettori di questa rivista hanno, del resto, avuto modo di apprezzarlo de visu; liricità e impegno hanno, a loro volta, caratterizzato le sue poesie, sempre di ottima fattura.
Con la silloge Sikelè Sicana si realizza una felicissima sintesi: la traboccante memoria del ricercatore – i miti, le leggende, le notazioni, le guerre, i personaggi – tutto s’intreccia e si fonde con la prodigiosa fantasia – i fauni, i ladri di Damasco, l’uccello carnivoro – del Poeta. Ne nasce un mondo petico di inusata, abbagliante ricchezza.
L’opera ha una sua evidente unità, le singole composizioni si susseguono come le frasi musicali di una sinfonia: dal mito di Proserpina a Venere Erica, dall’anonima ancella sicula – Sikelè, appunto – dell’Odissea, ad Angelica e alla bellissima “califfa” araba. La Donna come Mito.
Pur nella prorompente urgenza dei contenuti, il linguaggio sa arginare i possibili straripamenti con ammirevole sapienza tecnica, raggiungendo spesso risultati di musicalità e lirismo d’assoluta qualità

si colorano di opache ombre oleandri

· · · · · · · · · · · · · · · · · ·

blu notte trapunta sorriso

Come il viaggio di Ulisse – anzi, nella scansione metrica, il più fascinoso attico Ulisseo – l’itinerario poetico di Sikelè ha quale teatro delle operazioni la nostra isola: la Sicilia preistorica-greca-araba-spagnola. Come per la donna-sposa-amante-madre, traspare ad ogni verso l’amore appassionato, impetuoso, totale di Navarra per la sua, nostra terra

sicilia è mia terra
cara e selvaggia

E l’equazione e d’obbligo perché, a costo d’apparire provinciali, questo amore che condividiamo ci sentiamo di proclamarlo, anzi di gridarlo con tutte le forze.

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